#SdG (e18) - I grandi classici

Come ci preannuncia subito la realtà aumentata, oggi il Tour de France va in alta montagna

per seguire al meglio la corsa sarà necessario quindi spingersi sino in cima

o quasi in cima

anche perchè ognuno ha la propria cima

(in taluni casi basta un cartello)

e il proprio modo per raggiungerla.

Sulle Alpi, specie dalle parti del Lautaret, ci si aspetta sempre il vento, quindi qualcuno privilegia la vela:

È uno strano mix di mari e monti,

su cui irrompe a grandi bracciate Daniel Martin:

A bordo vasca invece la situazione è più facile da interpretare, con una maxi-fuga di 33 corridori

e dietro il gruppo a tracheggiare e scambiarsi bottigliette (Dove sono finiti i cari vecchi bidon?!) in attesa dei pop-corn e dei grandi classici,

che con questo gran caldo assumeranno un aspetto desertico:

Il programma di giornata non prevede infatti dei passi alpini qualsiasi. L'arrivo è in fondo alla discesa dal Galibier (59a apparizione al Tour, la prima nel 1911), preceduto a sua volta dall'Izoard (solo alla 34a tra il 1922 ed oggi). Sono le salite della leggenda, quelle della tradizione, sono i grandi classici del ciclismo alpino.

Jacques Goddet definì una volta l'Izoard "una terribile esperienza che definisce la differenza tra terribile e terrificante". Oggi però i mostri hanno un aspetto più bonario, tipo l'innocuo draghetto del Galles

o il coccoloso papero aviatore:

I grandi classici più che le asperità si rivelano essere le dinamiche di corsa.

Un classico dei Tour dell'ultimo decennio: il trenino Sky/Ineos in testa

 Un classico di questo Tour: il trenino Movistar in testa

Un classico di un ciclismo che avevamo ormai quasi dimenticato: Nairo Quintana solitario all'attacco

Il colombiano galoppa via dalla fuga,

andando a stabilire il record di ascesa del Galibier. Poi si getta in picchiata verso il traguardo: sembra quasi un director's cut del Giro del 2014:

Alle sue spalle va in scena un blockbuster prodotto dalla Ineos.

Due le nomination per il miglior attore protagonista: Egan Bernal

e Geraint Thomas:

Il film del Galibier è un classico lento nel primo tempo ma rapidissimo nel secondo. Tutto può stravolgersi in una discesa che non è certo facile come giocare coi mattoncini del Lego:

Lo sa bene il regista del Tour, Julian Alaphilippe, che scollina in ritardo ma  è protagonista del più classico effetto-sorpresa: riprende tutti - o quasi. 

Davanti restano solo Bernal e gli ultimi dei fuggitivi, tra i quali un trionfante Quintana, che per vincere sulle Alpi ha dovuto - come si dice - sputare sangue:

Al secondo posto un abbattuto Romain Bardet (anche questa combinazione rischia di diventare a suo modo un classico),

il cui viso abbisogna però di pochi minuti per tornare radioso. Basta leggere la nuova classifica dei GPM, et voilà:

Mentre la proiezione si conclude lasciando spazio ai dibattiti, sui titoli di coda si staglia un cielo punteggiato di altre montagne e, soprattutto, minaccioso:

Difatti sul traguardo di Valloire si abbatte il temporale. E così anche i momenti di quest'altra giornata di Tour finiranno come un grande classico: perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.

 

 

 

 

 

 

A cura di Filippo Cauz.

 

PS - Della tappa odierna senza immagini ne parleremo tra poco nella nuova puntata del nostro podcast "Bonsoir Bidon". Non sappiamo esattamente quando, ma se seguite i nostri social, questo sito o il gruppo Telegram lo scoprirete non appena sarà online.

 

 

 

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