[Paris - Roubaix 2019] Un'ora prima

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Evaldas Šiškevičius passa poco tempo su Twitter. Ieri sera ci è tornato, a quasi un mese dall’ultimo accesso, per un messaggio veloce: «Grazie per il supporto. Oggi ho passato una giornata molto bella in sella alla mia bici». È arrivato 9° alla Parigi-Roubaix, che non è una corsa normale per nessuno ma ancora meno per uno che si è innamorato del ciclismo guardandola in tv da bambino. Per diventare un corridore vero, Siskevicius, lituano di Vilnius, a 16 anni si è trasferito prima in Belgio e poi in Francia, a Marsiglia, nella squadra per cui corre ancora oggi. Dice che se va in bicicletta è soprattutto per la sua famiglia, che lo sostiene anche quando non riesce a terminare una corsa, o quando arriva ultimo. Non dice molto altro, a dire il vero – Šiške corre tanto e parla poco - ma c’è una cosa a cui tiene in modo particolare: «Voglio finire tutte le cose che comincio, nella vita».

L’anno scorso per tagliare il traguardo della sua corsa preferita aveva dovuto chiedere agli addetti del velodromo di Roubaix di riaprire apposta per lui i cancelli della struttura. Sagan – il vincitore - era andato via da un pezzo, i festeggiamenti erano finiti, i tifosi dileguati. Evaldas era in ritardo rispetto a tutti e a tutto, troppo in là perfino per il tempo massimo. La sua giornata era stata un variegato campionario di guasti e forature. Dopo l’ultima, sul tratto di Carrefour de l’Arbre, era stato costretto a recuperare una ruota posteriore dalla sua ammiraglia – incidentata a sua volta e trainata da un carro attrezzi – e a riprendere la disastrata marcia su strade riaperte al traffico. Nei pressi di Roubaix si era dovuto fermare a un paio di semafori rossi. Le immagini della sua impresa avevano reso celebre la sua dedizione alla causa; gli avevano fatto guadagnare interviste e visibilità, ma a lungo andare si erano trasformate in un contenitore che a Evaldas, passistone di quasi 80 chili, andava stretto. Perché l’abnegazione non è abito ma pelle, e la testardaggine a lungo andare potrebbe confondersi con la parodia.

Invece Šiškevičius ci tiene a finire le cose – e le corse – per una forma nobile e antica di rispetto. Rispetto nei confronti della squadra e dei tifosi, dei compagni e degli avversari, dell’impegno preso e della parola data. Rispetto nei confronti di se stessi, del lavoro e dei sacrifici che si ha la fortuna di fare. Per questo ieri, a 20 chilometri dal velodromo di Roubaix, l’evasione di Šiške da quel che rimaneva del gruppetto inseguitore di Gilbert e Politt conteneva in sé il germe della pura rivincita sportiva. Šiškevičius è arrivato tra i migliori nella corsa più dura della stagione perché le cose cambiano, e non sempre in peggio, e qualche volta nella vita capita anche di non forare. Ma soprattutto perché è un corridore vero. Un ciclista forte. «Ho dimostrato di avere buone gambe e di essermi allenato bene. Volevo arrivare un’ora prima dell’anno scorso, e sapete cosa? Sono arrivato un’ora e tre minuti prima, e sono felice». 

 

PS - 

Quaranta minuti dopo Evaldas Šiškevičius, ieri è arrivato a Roubaix il suo compagno di squadra Joseph Areruya, Alleluia per gli amici e per il secondo passaporto. Ventitré anni, ruandese, primo africano nero della storia a correre la Regina delle classiche – e a concluderla. All’inizio del primo settore di pavé, quello di Troisvilles, il ds della Delko-Marseille Andy Flickinger gli ha non troppo sibillinamente consigliato di “aggrapparsi alla bicicletta”. Come Siskevicius un anno fa, Areruya corre per la famiglia, che nel suo caso è una nazione intera. Come Siskevicius un anno fa, Areruya è arrivato ultimo, fuori tempo massimo – ma ha trovato il velodromo ancora aperto. Dopo il traguardo ha detto per prima cosa a un giornalista de L’Équipe di non sentire più le mani. Poi ha aggiunto soddisfatto: «Quando finisci la Parigi-Roubaix, ringrazi il tuo Dio per avercela fatta».

Una bella intervista a Evaldas Šiškevičius è stata pubblicata da La Fiamma Rossa dopo la Roubaix del 2018.

 

 

 

 

 

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