Naturalmente portato

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Tanguy sarebbe un nome di per sé prodigo di sfumature: è composto dalle parole bretoni "tan", cioè fuoco, e "ki", cioè cane, o guerriero. "Guerriero ardente", quindi, un appellativo niente male se fai il corridore e ti piacciono le classiche del Nord. Solo che il giovane Turgis più che come Tanguy è noto in giro come Mini, e non senza ragioni: deve ancora compiere vent'anni, pesa 60 chili ed è il più piccolo di tre fratelli ciclisti. Mini Turgis, dunque, che suona come un'utilitaria, oppure come una barretta al cioccolato, una di quelle che gli diedero in premio al termine della sua prima gara, corsa senza avere ancora l'età minima consentita dal regolamento.

Domenica scorsa, nel velodromo di Roubaix, Mini Turgis non ha trovato nessuna leccornia ad attenderlo, ma un record, certe volte sono dolci anche quelli: il più giovane negli ultimi 79 anni in grado di concludere entro il tempo massimo la Regina delle classiche. È arrivato 42°, a 12 minuti da Sagan, dopo aver resistito nel gruppetto dei migliori fino alla foratura che l'ha appiedato nel tratto di pavé di Carrefour de l'Arbre. Un exploit celebrato da media e tifosi, meno da Tanguy. «Dopotutto non è un grande risultato», ha dichiarato ieri. «Avrei preferito rimanere più a lungo accanto a De Backer, il nostro capitano».

Un disappunto che nulla ha tolto all'emozione di essere arrivato nel velodromo più importante del mondo insieme a suo fratello Jimmy, che corre per la Cofidis e ha scortato Tanguy negli ultimi chilometri di gara. Jimmy è il più grande dei Turgis e, a sentire Tanguy, anche il più serio, uno che se ha in programma 4 ore di allenamento e torna a casa dopo 3 ore e 50, si va a fare un altro giro per non sentirsi in colpa. Anthony, il fratello intermedio, anch'egli alla Cofidis, sarebbe invece quello con la testa un po' più tra le nuvole, ma il professionismo ha raddrizzato anche lui. Per non dispiacere nessuno, Tanguy dice di ispirarsi a entrambi allo stesso modo.

Sono cresciuti tutti e tre guardando videocassette di vecchi Tour de France. Mini Turgis ha detto in un'intervista a Le Gruppetto di essersi visto una cinquantina di volte quelle del 2004, ed è per questo che Voeckler è per lui un riferimento assoluto: «Mi ha insegnato che con l'intelligenza puoi battere gente molto più grossa di te». Per caratteristiche atletiche sceglie invece Gilbert, anche se in questi primi mesi in gruppo non è riuscito ancora a parlarci: «Non l'ho visto, credo di non averlo riconosciuto».

Il sito della Vital Concept lo definisce "naturalmente portato verso il pavé", tuttavia Tanguy Turgis non vuole chiudersi nessuna porta. Ha 19 anni, non un filo di barba e tutto il tempo del mondo. Sostiene di amare ogni tipo di classica, purché alla fine non gli tocchi giocarsi la vittoria in una volata a tre con i fratelli: «In quel caso sarei abbastanza nella merda: loro due corrono nella stessa squadra...».

 

 

 

 

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