[TdF2018 - e04] Il sale della terra

Oh là là, pensa l’uomo in sandali e bermuda quando scorge Mark Cavendish zompettare maldestramente nell’erba. Questa mattina si era piazzato lungo il viale alberato all’uscita di Blain apposta per guardare i corridori con più calma e da più vicino, a distanza di sicurezza dalla folla dei centri abitati, Il Tour rende caotica parata ogni paesello. Aveva anche indossato una delle sue polo preferite, quella blu con la scritta “Atlantic Ocean”, cosicché, qualora la tv l’avesse inquadrato, tutto il mondo avrebbe saputo che lui non era lì per caso: lui è un bretone autentico, adora il mare e le biciclette. Insomma il buonuomo era prontissimo per il passaggio della corsa, tuttavia mai avrebbe immaginato che uno dei suoi beniamini si sarebbe fermato proprio di fronte a lui, avrebbe posato la bicicletta sull’asfalto e caracollando si sarebbe precipitato nel fosso a recuperare la radiolina rotolatagli via dalla schiena.

C’est Cavendish!, realizza il nostro, e non può fare a meno di restare di sasso, o sarebbe meglio dire di sale, qui ne producono tanto e da sempre, non c’è mai stata una gabella sul sale in Bretagna, e il sale di Guérande è purissimo, il più sano di Francia. Que puis-je faire?, si chiede allora il bretone sorpreso, vorrebbe davvero rendersi utile nella difficoltà del campione, e invece riesce solo a battere piano le mani, lo frena un intimo pudore, o forse l’emozione dell’incontro ravvicinato, finanche i ciuffi di capelli bianchi che esondano dal cappellino sembrano gioire. Poi gli viene un’idea. Je vais garder son vélo, risolve, e prende il manubrio della bicicletta del suo eroe nella mano destra. L’uomo in sandali e bermuda è molto compiaciuto mentre Cavendish si sistema la radio, fa pipì e si appresta a ripartire, farà certo il tifo per lui se arriveranno in volata.

Non che ci siano troppi dubbi, da Blain a Sarzeau è tutto piatto e i quattro in fuga non spaventano nessuno. Nessuno crede questa tappa abbia il sale sulla coda, almeno fino a quando, a 20 dall’arrivo, Van Keirsbulck, Claeys, Perez e Cousin si ritrovano con ancora con 2 minuti e mezzo di vantaggio. Hanno sale in zucca, i fuggitivi, non c’è che dire, sanno gestire le energie e darsi i giusti cambi, tengono a lungo in pugno la Quick-Step.

Peccato che Terpstra traini come un bue, asciuga le loro speranze come il sole in una palude salmastra. Ci vorrebbe una gabella su quelli come Terpstra, una tassa per ogni secondo preso a quelli davanti e distribuito agli inseguitori: sembra una sorta di Robin Hood al contrario, Terpstra, che ruba ai poveri per dare ai ricchi, lavora per il suo velocista e pure per quegli degli altri, e per questo un po’ s’inalbera, ma alla fine puà far festa: la fuga finisce a 1 km dall’arrivo, quando lui si è spostato e sta per toccare a Richeze e poi a Gaviria, che supera Sagan, Greipel e tutti gli altri, anche Cavendish. Assaggia di nuovo la vittoria: non sarà il sale della terra, però un Tour lo insaporisce di sicuro.
(LP)

 

 

 

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