[TdF2018 - e08] Solleticare il futuro

Il tempo scorre quieto a bordo del Nautilus che è il Tour de France. La navigazione d’altra parte non è sempre fruttuosa, e d’ogni viaggio sono memorabili soltanto certe viste, pochi passaggi luccicanti in mezzo alla monotonia di tutto il resto. Eppure è proprio quella noia a rendere desiderabili gli eventi, è il tedio che sfinendo propizia il realizzarsi del sorprendente. Così è quest’altra tappa: il grande spettacolo dei mostri sottomarini per brevità chiamati velocisti è in programma presso Amiens, solo che tra Dreux ed Amiens ci sono 181 chilometri, o forse ventimila leghe, e alcuni individui non vedono proprio l’ora che questo spazio cambi e questo tempo passi, chissà cosa sperano di trovare, poi, là in fondo. Grellier e Minnaard vanno in fuga per dovere o piacere, oppure piacere o dovere insieme, fatto sta che sono uomini insofferenti, talmente testardi da risultare ammirevoli, devono far parte della categoria di coloro che bramano il futuro, muoiono dalla voglia di saper cosa sarà prima degli altri.

Daniel Martin, al contrario, è uno di quelli che farebbero volentieri a meno di tutta questa fretta, ha vinto due giorni fa e questo per lui sembra finalmente un viaggio sereno, non vorrebbe certo rovinare tutto adesso, alla fine della prima settimana, a un passo dal check-point, gli è capitato diverse volte in passato e ha quasi timore a ricordarlo, dobbiamo per forza solleticare il futuro quando già il presente ci soddisfa? Ecco che a una ventina di chilometri da Amiens Martin ritrova il suo futuro: una caduta, un gomito insanguinato e oltre un minuto perso in classifica generale.

Questo il rischio intimo della navigazione, dopotutto, la suprema controindicazione dell’imbarcarsi: le onde a un certo punto incalzano, le faccende si complicano. Perché il mare è respiro puro e sano - parola del capitano Nemo - è un immenso deserto dove purtuttavia l’uomo non è mai solo, e sente fremere la vita accanto a sé. Fremono i tifosi a bordo strada, sulle rive di un oceano di spighe gialle. Fremono le acque tutt’intorno al Nautilus del Tour, è sempre così quando s’appressa una volata. Un rabbioso turbinio anticipa la risalita dei mostri, se uno guardasse una volata perpendicolarmente alla strada osserverebbe proprio questo, una caotica corsa verso la superficie, un contendersi forsennato dell’ossigeno che dimora oltre la linea d’arrivo. I velocisti hanno livree fluorescenti e riconoscibilissime sagome: Greipel e Gaviria si azzuffano come un calamaro gigante e un capodoglio. Un duello che avrebbe di certo esaltato Jules Verne, se avesse vissuto ad Amiens fino ai giorni nostri, ma che esalta un po’ meno la giuria: declassati entrambi. Vince Dylan Groenewegen, pinne gialle e tendenza a tirar dritto, increspa un'altra volta il mare per primo.

Il Nautilus, dopo aver coperto 1400 chilometri in 8 giorni, penetrava l’acqua col suo sperone appuntito. Dove stavamo andando adesso, e cosa ci riservava il futuro?
(LP)

 

 

 

 

 

 

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