[TdF 2020] Il corridore e basta

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

A pochi chilometri dall’attraversamento dell’abitato di Benon, l’undicesima tappa del Tour promette bene.

Un gruppetto di sei corridori sta cercando di riportarsi sul primo fuggitivo di giornata. Sono corridori assai solidi, questi sei: Naesen, Küng, Stuyven, Pöstlberger, Van Aesbroeck e Gogl. Se raggiungessero Ladagnous, che è quello davanti a tutti, potrebbero anche dar filo da torcere alle squadre dei velocisti, ché oggi si entra nella seconda metà del Tour e mica sono tutti ancora freschi come glicini e sambuco.

Se Declercq e De Gendt dovessero sbagliare i conti, sottovalutare per qualche motivo le possibilità degli attaccanti, questi potrebbero arrivare, o comunque giocarsela fino in fondo, in uno dei incerti finali che tanto garbano agli spettatori del ciclismo.

Benon, vien dunque da pensare mentre la corsa attraversa l’abitato di Benon, se non fosse che poco dopo quelli della Deceuninck decidono che non va bene: Ladagnous tutto solo okay, Ladagnous con altri sei no, anche perché tra quei sei c’è Pöstlberger, e Pöstlbetger è un compagno di squadra di Sagan, e Sagan è l’avversario principale di Bennett, e Bennett corre per la Deceuninck.

Bizzarro come il ciclismo, questa sfilata di glutei abrasi, sudore e spallate, sia allo stesso tempo questione di ragionamenti sottili, di alleanze sempre incrociate e talvolta criptiche, di accordi di pace stracciati in mezzo alla campagna francese, di piccole schermaglie che col passare dei chilometri evolvono in battaglia – il che nella tappa che arriva a Poitiers potrebbe indurre chi scrive a lanciarsi in un pezzo di registro bellico.

Ma se parlassimo solo di battaglia – più avanti i fatti ci costringeranno a farlo – rischieremmo di dimenticarci di Ladagnous, che invece la tattica ha consegnato a un pomeriggio di ventosa e solitaria visibilità.

Matthieu Ladagnous, da Pau, compirà 36 anni a dicembre. Questo è il suo ottavo Tour de France; la sua undicesima fuga. Per cinque volte le fughe con dentro Ladagnous sono arrivate fino al traguardo: nel basket si direbbe una percentuale realizzativa di tutto rispetto.

Il problema è che il qualcuno dentro le fughe di Ladagnous in grado di vincere non è mai stato Ladagnous.

 

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