[TdF 2020] Un altro punto a favore dell'istinto

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Arduo il destino di chi, cullando l'ambizione di anticipare i fatti con le parole, ritenga che una corsa di biciclette consti di una sequenza di eventi tutto sommato prevedibili.

Prendiamo la quattordicesima tappa del Tour de France 2020, partenza da Clermont-Ferrand e arrivo a Lione, chilometri totali 194. L’autore dell’articolo si piazza davanti allo schermo all’inizio della tappa, certo che molto presto potrà utilizzare nel suo nuovo scritto una curiosa nozione riguardo la città di partenza, che – ha imparato – ha rivestito un ruolo di primo piano nella storia della bicicletta.

Nel 1891 Clermont-Ferrand fu teatro della foratura più famosa di tutti i tempi, o se non la più famosa certamente tra le più rilevanti. Avvenne qui che un ciclista vittima di foratura si rivolse all’officina di tale Édouard Michelin: gli pneumatici incollati alla ruota, ci vollero tre ore al meccanico per completare la riparazione. Fu così che Monsieur Édouard, che insieme al fratello lavorava da anni su prodotti a base di caucciù, mise a punto un metodo per rimediare alle forature in meno di un quarto d’ora. Poco tempo dopo depositò il brevetto del primo pneumatico smontabile della storia.

L’autore dunque è pronto a servirsi della prima foratura di giornata al Tour de France per sfruttare questo fatterello, allungare un po’ il brodo e portarsi avanti col lavoro. Si è informato, sa dei fratelli Michelin e non vede l’ora di poter scrivere ecco, il Tour onora la memoria dell’inventore dello pneumatico smontabile riproponendo in mondovisione il contrattempo ciclistico più comune di tutti: la foratura.

Semplice, no? Una strada in discesa, si direbbe. In più Sagan sembra non aver rinunciato all’idea di riprendersi la maglia verde. Se non è una gran notizia per i suoi compagni di squadra, chiamati a un’altra giornata di straordinari, certamente lo è per gli spettatori assetati di spettacolo e, con loro, per l’autore dell'articolo: quando si pedala veloci, le forature dovrebbero occorrere con maggior frequenza. Eppure nei primi 188 chilometri della quattordicesima tappa non fora nessuno.

Il 12 settembre dev’essere la giornata mondiale della gomma che resiste, pensa l’autore, o lo sciopero generale della sfiga. È già pronto a stravolgere la struttura del suo bel pezzo, rimestando nei suoi appunti alla ricerca di un aneddoto-salvagente, quando ecco che a sei chilometri e mezzo dall’arrivo giunge in suo soccorso il santo protettore delle piccole e grandi sventure di ogni giorno, Richie Porte.

L’omaggio di Porte a Édouard Michelin ha luogo oltre quattro ore dopo la partenza da Clermont-Ferrand, e ha le sembianze di una foratura poco prima dell’ultimo strappo. Giusto in tempo per salvare la bozza del nostro autore, non abbastanza per rovinare i piani dell'australiano: nel momento dell’incidente Porte aveva accanto a sé Elissonde, tre centimetri più basso di lui, l’unico compagno di squadra in possesso di una bicicletta di dimensioni simili alle sue. Elissonde ha dato la sua bici a Porte e Porte si è salvato.

Se ci trovassimo in un altro anno e in un’altra edizione del Tour, il capitano della Trek avrebbe perso secondi preziosi in una situazione così: invece questo è il 2020 e Porte è riuscito a rientrare sul gruppo dei miglior appena prima che le Côte de la Croix-Rousse ispirasse tutta una serie di puncheur, saltati fuori dal gruppo con una frenesia paragonabile a quella degli operai in “L'uscita dalle officine Lumière di Lione”, il primo film di sempre.

Sapevate che esistono tre diverse versioni di questo film, che ognuna dura meno di un minuto e che in non tutte appaiono cavalli ma in tutte e tre appare almeno una bicicletta? Ecco, c’era anche questo negli appunti dell’autore, i quali però ormai non servono più a nulla, perché questo è il momento di celebrare il trio della Sunweb che, come due giorni fa, ha dominato il finale.

 

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Leggi il racconto completo nella nostra raccolta "La speranza che Newton si sbagliasse - Storie e visioni dal Tour de France 2020".
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