Tourbillon: Chi sei?

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

"Tourbillon" è una serie di pensieri sparsi, liberamente ispirati al 106° Tour de France. Di Leonardo Piccione.

 

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Nulla lasciava presagire quel che stava per verificarsi. 

Ogni cosa procedeva sui binari della consuetudine, ieri pomeriggio al bar dell’angolo: il motorino del frigo dei gelati ronzava ciclicamente in sottofondo, le tazzine - ancora calde di lavastoviglie - tintinnavano tra le mani del barista, la signora in abito rosso declamava l’elenco dei numeri del lotto ritardatari ("dal capolista assoluto in giù"), lo juventino rimasto in paese aggiornava lo juventino appena rientrato dal mare sul futuro di Alessandro (credo si riferisse ad Alex Sandro). 

Sul mio monitor Mikel Landa trovava un modo inedito di perdere ogni vaga speranza di leadership della propria squadra, finendo in un campo per via una spallata (di Barguil, involontaria).

Tutto nella norma, insomma.

Ma poi è successo. 

No, non mi riferisco al vento che ha rivoluzionato forse irrimediabilmente la classifica generale del Tour de France 2019. Non penso alle accelerazioni della Ineos e della Deceuninck (più dannose della grandine), non a Geraint Thomas ed Egan Bernal (sempre più favoriti), né a Kruijswijk o a Quintana (improvvisamente ringalluzziti).

Non mi riferisco nemmeno al pasticciaccio della squadra di Urán o alla giornata nera di Porte, Fuglsang e Pinot - soprattutto di Pinot, che per la precisione l’ha definita “une journée de merde”.

È successa una cosa più imprevedibile di tutte queste.

Aldo, il barista, a un certo punto mi si è avvicinato con fare ammiccante. Ha detto che aveva qualcosa per me, quindi si è affacciato nel laboratorio del gelato ed è riemerso poco dopo con un foglio tra le mani. Era una pagina di un quaderno a righe piegata a forma di barchetta, e l’ha poggiata accanto al mio Mac. 

«Me l’ha lasciata una ragazza stamattina», ha detto facendomi l'occhiolino. «È per te».

Per me? Sei proprio sicuro? Non credo proprio, avrei voluto dire. Invece ho fatto il mio solito sorrisetto di circostanza e, non appena Aldo si è allontanato, l’ho aperta.

La calligrafia non era bella ma del tutto comprensibile. C'era solo una cancellatura: la frase "in verità vorrei solo sapere" aveva una linea nera sopra.

Ho cominciato a leggere. "Non so bene perché ti sto scrivendo", attaccava. "Ma ci sarà pure un modo per esprimere quello che sento..."

Era qualcosa che riguardava me - e non me in quanto appassionato di ciclismo. 
Più avanzavo tra le righe più l’espressione sul mio viso assumeva fattezze nuove, potrei azzardare non dissimili da quelle di Elia Viviani sul traguardo della tappa di Albi.

Avete presente la faccia che ha fatto ieri Viviani, qualche decimo di secondo dopo aver realizzato di essere stato battuto in volata da Wout Van Aert? Riguardatela, se potete.

È un crescendo di incredulità mista a qualcosa che se non è terrore ci va vicino. Comincia con Viviani che, spostato sulla sinistra del rettilineo di arrivo, percepisce che qualcuno (o qualcosa) potrebbe averlo superato, anche se non di molto.

Superata la linea, in effetti, Viviani non esulta. Le sue braccia rimangono tese sul manubrio, mentre è lo sguardo a sollevarsi e a inclinarsi di novanta gradi verso destra. 

In questo esatto momento la sua faccia sembrerebbe trasmettere soltanto la consueta, riconoscibilissima stanchezza provocata da una volata - una volata del Tour de France. Tuttavia, non appena i suoi occhi incrociano la sagoma del vincitore, le labbra di Viviani si inarcano di più, il mento si sporge leggermente in avanti. La spossatezza si è trasformata in spaventato stupore: Cosa è appena successo?, sembra chiedersi Viviani. E tu chi diavolo sei? 

Ora, Viviani conosce benissimo Van Aert, dunque il suo chiedersi Chi sei? più che un'incertezza anagrafica è un dubbio ontologico: quel Chi sei? va inteso nel senso di Qual è la tua natura?

Meglio: il Chi sei? stampato sulla faccia di Viviani è più precisamente un Da dove vieni? Chi ti ha mandato su questo pianeta? E perché mai hai deciso non dedicarti solo al ciclocross?

L’epifanica sequenza si conclude con Elia che scuote due volte il capo in primo piano, mentre su un lato dell’inquadratura il sorriso luminoso di Van Aert appare come un presagio. Come a dire Ma pensa un po’ con chi altro tocca battermi, come se non avessi già abbastanza avversari prima. In più questo qui ha appena 24 anni e tutta l'aria di essere un fenomeno: e se le cose fossero cambiate per sempre, nel ciclismo?

Ecco, la mia reazione al foglio consegnatomi da Aldo è stata una cosa del genere. Meno plateale nella forma, identica nella sostanza. Chi si è preso la briga di farmi recapitare una lettera a forma di barchetta? Qual è la natura di tale messaggio? Soprattutto, perché proprio io?

 

Ho deciso di farmi avanti. Mi piacerebbe vederti per capire se c'è una possibilità. Sono imbarazzata ma soprattutto tormentata. Scusami, ma ho proprio bisogno di sapere. Se ho trovato il modo giusto per comunicare con te, possiamo vederci martedì sera alle 22 in piazzetta, alle panchine con lo schienale curvo. In caso contrario, sentiti libero di riutilizzare questo foglio come vuoi.

F. 

 

Le facce da fare le ho finite ieri pomeriggio al bar, e Viviani non potrà offrirmene di nuove almeno fino a domani: oggi il Tour riposa.

Non ho finito però le domande: È uno scherzo? È una persona che conosco? Un'avventrice abituale a cui per sbaglio ho inviato dei segnali che non avrei dovuto inviare? O forse è la cassiera nuova del weekend, di cui non conosco ancora il nome? Ma soprattutto: se fosse una persona che legge questi miei articoli sul Tour de France, cosa penserà del fatto che ho usato stralci del suo messaggio nel pezzo di oggi?

Adesso vado, ho bisogno di riflettere.

Qualcuno mi ha dato appuntamento stasera alle 22.
Potrei anche decidere di andarci.
Potrei raccontarvi dell'accaduto nel prossimo articolo.

In caso contrario, sentitivi liberi di riutilizzare questa rubrica come volete.

 

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PUNTATE PRECEDENTI

15 luglio: L'anno del salmone
14 luglio: Altri tempi
13 luglio: La legge di Martin
12 luglio: Capire di ciclismo
11 luglio:​ Riposare gli occhi
10 luglio: La ruota di Richeze
9 luglio: Rossetto rosso
8 luglio: Giocare il jolly
7 luglio: Un giorno perfetto

 

 

 

 

 

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