Tourbillon: Amica prudenza

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Tourbillon" è una serie di pensieri sparsi, liberamente ispirati al 106° Tour de France. Di Leonardo Piccione.

 

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Cara F.,

spero tu non ci sia rimasta troppo male. Non sono venuto, come hai notato. Non ne ho avuto il coraggio.

Mi piacciono diverse cose in questo mondo: le notti di pioggia, i viaggi lunghi, i libri nuovi, il primo sorso di una lattina di aranciata amara. Ma il rischio poco.

Temo anche l’altezza e la velocità. Ho paura dei temporali. Il fallimento mi terrorizza, e faccio un’immane fatica a mettermi in discussione. Sono inadatto a un'infinità di ruoli e di mansioni.

Quella del velocista, ad esempio, non fa proprio per me. 
Nemmeno lontanamente sarei potuto diventare un ciclista alla Ewan

Scusa: adesso che ci penso non so neanche se tu ti intenda di ciclismo, in realtà (non so nemmeno chi sei, se vogliamo dirla tutta, ma per ora consideriamolo un dettaglio secondario). Sappi però che il ciclismo è l’argomento di cui scrivo più spesso quando mi vedi seduto al solito tavolino del bar, e sappi anche che è un passatempo molto speciale, secondo me.

Dovresti provare a guardare il Tour de France, quando hai un pomeriggio libero. 

Ieri ha vinto questo Ewan, dunque. È un giovane velocista australiano. Caleb Ewan ha vinto perché è stato più veloce di tutti, ovviamente, ma anche perché è stato quello che ha rischiato di più.

Ha corso dei pericoli enormi per riuscire a vincere: dapprima per una decina di chilometri ha dovuto ricercare la posizione perfetta per cominciare la sua volata, infilandosi tra un avversario e l’altro, sgomitando senza paura con gente molto più grossa di lui (Ewan è alto un metro e 65); poi, quando mancava pochissimo al momento-chiave, si è trovato a decidere in una frazione di secondo quale fosse l’attimo giusto per accelerare, e verso che lato della strada. 

In quella delicatissima fase di un arrivo in volata tutto è ancora possibile: l’ultimo dei gregari che fino a quel momento avevano tenuto in fila tutto i gruppo si è spostato, e i contendenti si trovano improvvisamente soli di fronte a una strada sgombra - e all’arrivo.

Ciascuno allora fa il suo gioco. Ewan ieri pomeriggio ha deciso di puntare su Groenewegen: appena questi è partito, lui l’ha seguito. Groenewegen si è spostato sul lato sinistro? Ewan si è spostato sul lato sinistro. Poi però, mentre Groenewegen è rimasto a sinistra, Ewan è migrato al centro. Per batterlo.

Anzi: prima ha atteso che si creasse un piccolissimo vuoto tra la sua ruota anteriore e la ruota posteriore dell’avversario - quanto bastava a sfruttarne il più possibile la scia - poi si è allargato verso il centro strada. E ha vinto.

Ewan ha vinto perché ha colto i segni giusti. Perché ha rischiato molto e bene. 

Ha rischiato persino dopo la linea d’arrivo, quando la sua spalla destra ha urtato quella sinistra di Groenewegen. Andavano tipo a sessanta all’ora, ma sono rimasti in piedi. 

I velocisti sono, tra quelle che conosco, una delle categorie umane più inclini al pericolo.

Mettiamola così: i velocisti sono persone che si presentano sempre agli appuntamenti, anche quelli al buio. Raramente mandano lettere, e a poker non passano nessuna mano: le vedono tutte.

La migliore amica dei velocisti è la spavalderia; la mia è la prudenza. Amica prudenza, dice una canzone che mi piace. Tienimi lontano dai posti bui e dalla luce che acceca.

Io sono praticamente tutto il contrario di quello che ammiro nei corridori. Mi piacciono i ciclisti audaci perché di base io non lo sono. Non sto dicendo che non lo diventerò mai, solo che al momento - come dire - in volata faccio abbastanza schifo. Rimango nella pancia del gruppo ogni volta che posso, sto a ruota il più possibile, mi nascondo. 
Declino gli inviti che potrebbero mandarmi in crisi. 

Scusami.

Oggi al Tour de France cominciano le tappe di montagna. Mi auguro che tu possa seguirne almeno una. E mi auguro che qualche corridore decida di provarci, di rischiare, di lasciarsi attrarre da quella luce che acceca, mostrandomi una volta di più quanto ancora ho da imparare. 

Auguri di cuore, chiunque tu sia.
D.

p.s.: se era uno scherzo va bene lo stesso. 

 

(testo scritto a mano su un A4 giallo piegato in due e consegnato al barista Aldo alle 9:36 del 18 luglio 2019)

 

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PUNTATE PRECEDENTI

16 luglio: Chi sei?
15 luglio: L'anno del salmone
14 luglio: Altri tempi
13 luglio: La legge di Martin
12 luglio: Capire di ciclismo
11 luglio:​ Riposare gli occhi
10 luglio: La ruota di Richeze
9 luglio: Rossetto rosso
8 luglio: Giocare il jolly
7 luglio: Un giorno perfetto

 

 

 

 

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