Tourbillon: Assenza di gravità

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

"Tourbillon" è una serie di pensieri sparsi, liberamente ispirati al 106° Tour de France. Di Leonardo Piccione.

 

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Oggi non scriverò di me.

Ho già scritto molto di me in questi giorni. 

E poi questo mio luglio non è così interessante. Il divano, il bar, l’aranciata amara. Quando ho avuto l’occasione di far succedere qualcosa di interessante, l’ho miseramente sprecata.

La mia vita è molto poco instagrammabile, quest’estate, e non scorre sulla timeline Twitter di nessuno.
Sulle timeline Twitter hanno la precedenza le opinioni accattivanti, le notizie cool. I personaggi di tendenza. 

Sulla mia, nel momento in cui scrivo, se ne alternano due in misura pressoché paritaria: Neil Armstrong e Julian Alaphilippe. Ogni tanto spunta una video-intervista di Buzz Aldrin e un aggiornamento sulle condizioni di Van Aert, ma in gran parte è tutto un fiorire di Armstrong e Alaphilippe.

La mia timeline oggi parla di missioni spaziali, insomma. È un inno all'assenza di gravità. 

Perché questo sta succedendo a Julian Alaphilippe, dominatore della cronometro di Pau e della classifica generale del Tour de France: sta sperimentando una condizione di leggerezza che assomiglia da vicino all’assenza di gravità. Sta attraversando uno dei rari momenti dell'esperienza umana in cui le cose diventano maledettamente facili, e tutto sembra rientrare nella dimensione del possibile.

Mi piacerebbe un sacco sperimentare cosa si prova ad avere due gambe come quelle che sta esibendo Alaphilippe in questo Tour. La sensazione fisica, intendo.

Il formicolio dei muscoli che fremono, il turbinio del sangue che li irrora furiosamente. La piena efficienza del corpo che diventa convinzione ferma della mente: posso conquistare la maglia gialla; posso riprenderla se me la tolgono; posso conservarla - meglio: rafforzarla - laddove nessuno lo ritiene verosimile.

Si tratta, come ha detto lo stesso Alaphilippe, di “traboccare di energia”.

C'è qualcosa di simile all’onnipotenza in questo sentirsi-bene-come-mai-prima. L’impressione chiarissima di trovarsi nel mezzo di un momento unico e irripetibile; di uno di quei passaggi che i francesi chiamano tournants

Momenti di svolta, cioè. Punti critici. Variazioni nella trama che rendono interessante il seguito e fanno venire una dannata voglia di capire come la storia andrà a finire.

Non so come andrà a finire questo Tour. Non so se Alaphilippe lo vincerà. Di più: non so se riuscirà mai a vincerlo, nel corso della sua carriera.

Non lo sa nemmeno lui, probabilmente. Sta cercando di capirlo.

Prima del Tour ha fatto uno stage in alta montagna, sulla Sierra Nevada. Ha spiegato di aver svolto un lavoro specifico per ottenere prestazioni differenti rispetto alla prima parte di stagione: per essere meno esplosivo ma più resistente. Perché si dice che la maglia gialla trasformi chi la indossa - e in parte è vero - ma portarsi avanti col lavoro aiuta. 

Nonostante la metamorfosi in corso, Julian è consapevole - parole sue - di poter ancora “saltare” in uno qualsiasi degli ultimi cinque chilometri di una salita che ne misura più di quindici.

Dunque: Alaphilippe andrà in crisi sul Tourmalet? Oppure questo weekend resisterà ma crollerà la settimana prossima?
Non possiamo dirlo. 

Possiamo tuttavia dire che per lui niente sarà uguale a prima, da ora in poi.

E niente dovrebbe uguale a prima anche in questo Tour in cui l’ordine prestabilito è stato - almeno per ora - sospeso. Geraint Thomas e la Ineos si trovano nella poco familiare condizione della subalternità: per la prima volta nella storia recente della Grande Boucle si presentano alla fase decisiva della corsa in una posizione di svantaggio.

Hanno davanti quella che è una specie di passeggiata sulla Luna, per loro: una situazione nuova, anomala.

E al Team Ineos - si sa - non sono mai piaciute troppo anomalie né asimmetrie di sorta.

Invece sono fondamentali. 

Ho letto in un libro che l’intera storia dell’universo è riconducibile a una sequenza di asimmetrie, di passaggi in cui le cose potevano svilupparsi in una miriade di modi e invece sono andate nell’unica direzione che avrebbe reso possibile tutto quello che conosciamo, dalla comparsa della materia allo sviluppo della vita. 

Le incongruenze sono formidabili motori degli eventi.

Julian Alaphilippe, il mutevole granello di sabbia che sguazza tra gli ingranaggi di questo Tour, ha le carte in regola per essere l'incongruenza in grado di innescare un gustoso weekend di ciclismo.

Mi fermo qui. Perché ho esagerato, perché sono troppo ottimista e infine perché è sabato e il bar dell'angolo a quest'ora è un viavai infernale. Via di qua, vai al mare.
Anche Aldo, finito il turno, ha intenzione di passare il resto della giornata in spiaggia.

A lui il ciclismo non è mai interessato, d'altra parte: "Dopo dieci minuti me ne vado al sonno".

Certe volte anch'io. Magari non oggi. 
Buon Tourmalet.

 

 

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PUNTATE PRECEDENTI

19 luglio: Stallo (alla messicana)
18 luglio: Amica prudenza
16 luglio: Chi sei?
15 luglio: L'anno del salmone
14 luglio: Altri tempi
13 luglio: La legge di Martin
12 luglio: Capire di ciclismo
11 luglio:​ Riposare gli occhi
10 luglio: La ruota di Richeze
9 luglio: Rossetto rosso
8 luglio: Giocare il jolly
7 luglio: Un giorno perfetto

 

 

 

 

 

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