Tourbillon: Le forme dell'acqua

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

"Tourbillon" è una serie di pensieri sparsi, liberamente ispirati al 106° Tour de France. Di Leonardo Piccione.

 

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Una figurina di Caleb Ewan in maglia Orica-Scott, stagione 2017, collezione Panini dedicata al 100° Giro d’Italia. Sul suo braccio sinistro, due parole aggiunte a penna: Ho capito. Poi una faccina sorridente, e di nuovo quell'iniziale: F.

Questo c’era in serbo per me lunedì mattina al bar. Questo mi ha dato da pensare durante il giorno di riposo del Tour: una vecchia figurina di Ewan e un inedito "Ho capito".

Dunque lei è un’appassionata di ciclismo? Se non lo è, come si è procurata questa figurina? E soprattutto: se - come scrive - ha “capito”, perché ha scelto Ewan per questo suo secondo messaggio?

Io nella mia risposta avevo cercato di dirle che sono l'esatto opposto di un corridore alla Ewan. Se F. avesse davvero capito, mi avrebbe fatto avere la figurina di un ciclista diverso; uno che si nasconde, che non ama prendere rischi.
Che ne so, un Quintana.*

Invece no, Ewan. 

Non ha molto senso. O forse sì: F. voleva semplicemente essere carina, replicare in modo simpatico alle mie lungaggini. 
Perché lei è di sicuro una persona più normale di me, e si fa meno problemi di me. 

Sì, dev’essere così.

Ad ogni modo, la figurina ha portato bene: Ewan ieri ha vinto di nuovo, primo velocista di questo Tour in grado di dominare due volate. Ha vinto nel giorno in cui era prevista la nascita di sua figlia, che invece è nata sei settimane fa (può la figlia di un velocista non avere fretta?) e ieri era al traguardo.

Nel "giorno più bello della carriera", Caleb Ewan ha battuto Elia Viviani e, soprattutto, il caldo. 

In giorni come ieri, chiamare il gruppo carovana suona quanto mai calzante. La tappa di Nîmes è stata l’equivalente ciclistico dell’attraversamento di un deserto: un prontuario dei possibili utilizzi di una borraccia, un promemoria dell’essenzialità dell’acqua in tutte le sue forme. Spruzzata sul viso, versata sulle gambe, infilata - in guisa di cubetti di ghiaccio - sul collo e tra gli spazi aperti dei caschetti.

I corridori addetti al trasporto borracce hanno dovuto fare gli straordinari per mantenere idratati i loro capitani.

(Qui avrei dovuto inserire qualcosa di brillante usando la rima gregari/dromedari, ma non mi è venuto in mente nulla.)

Il Tour è entrato nelle sue fasi bollenti, insomma, a quanto pare non solo in senso figurato.

Anch’io a mio modo ho vinto il caldo, ieri: a metà mattina sono uscito di casa per andare dal barbiere. 

Il mio barbiere si chiama Piero. È alto e affilato, a guardarlo in controluce si direbbe la versione ingrandita di una delle sue lame.

Soffre molto le alte temperature, Piero, forse perfino più di Pinot. Se Thibaut Pinot si è fatto installare una sauna a casa per imparare a sopportare meglio l’afa, il barbiere - che a quanto ne so non ha in programma di correre il Tour de France - si è fatto installare in negozio l’impianto di aria condizionata più potente che conosca: i clienti abituali di Piero sono soliti chiamare il suo salone Siberia, e io raramente ci vado senza una felpina addosso.

Anche Piero parla molto. 

(Non so se l’ho già detto, ma qui da me le persone tendono a parlare molto.)
(Io meno.)

Inoltre, mentre ti taglia i capelli Piero ha quest’abitudine che non so se sia tutta sua o se invece rappresenti una prerogativa di tutti i barbieri: parla rivolgendosi alla tua immagine nello specchio di fronte. Si ferma, solleva lo sguardo e chiacchiera convintamente col tuo riflesso. E tu ti trovi a ribattere al suo riflesso che chiacchiera col tuo riflesso. È bizzarro.

Anche per questo spero che le conversazioni con Piero non vadano troppo per le lunghe. Aspetto che arrivi presto il Meglio così! con il quale generalmente Piero annuncia di non sapere cos’altro aggiungere su quell’argomento e di essere pronto a passare ad altro. 

Per esempio:

«Ehilà ciao, come stai?»
«Molto bene, Piero, grazie.»
«Meglio così!»

Oppure:

«Allora ci vediamo tra un mese?»
«No Piero, io a inizio agosto riparto.»
«Meglio così!»

Ieri mattina il tema caldo in Siberia era la politica locale: il nostro nuovo sindaco, eletto appena un mese fa, si è già dimesso. Le liste che lo hanno sostenuto alle elezioni non riescono a trovare un accordo sulla composizione della giunta; il sindaco, da parte sua, non vuole saperne di accettare le condizioni imposte dai partiti. 

C’è una settimana di tempo per risolvere l’impasse prima che le dimissioni diventino irrevocabili e il comune venga nuovamente commissariato.

Non avevo molta voglia di affrontare l’argomento, anche perché ne so poco. Tuttavia l’alternativa era rimanere in silenzio ad ascoltare la sequenza mixata di RDS: Benji & Fede, J-Ax, Giusy Ferreri e i BoomDaBash - soprattutto i BoomDaBash, con questa “Mambo salentino” (feat. Alessandra Amoroso) che dovrebbe essere innalzata a nuovo inno dell'inferno, nonché a maglia gialla dei motivetti più irritanti dell’estate. 

Dunque ho accettato l’invito di Piero a conversare di politica locale. 

Con una sola specifica (specifica che a lui non ho reso nota: quel che segue si è svolto tutto nella mia mente, come non di rado accade): avrei fatto finta che il tema della conversazione fosse in realtà il Tour de France 2019.

Mi spiego meglio: avrei utilizzato, parlando delle difficoltà del nuovo sindaco, esclusivamente frasi che avrebbero funzionato anche se, anziché la politica locale, l’argomento fosse stato il seguito del Tour.

Riporto di seguito il dialogo che ne è uscito. 

(È incredibile quanto guardare il Tour possa tornare utile a cavarsela in contesti di tutt'altra natura.)

Piero: «Situazione difficile, eh?»
Io: «Già, e da ora in poi la strada sarà in salita.»
«Ma lo trovano o no questo accordo?»
«Sai, in questi casi le eventuali alleanze nascono strada facendo…»
«E speriamo che nascano! Perché altrimenti rimane tutto com’è, e non sarebbe mica divertente!»
«Ma no, vedrai Piero, qualcosa succederà di sicuro. I giorni precedenti ci hanno abituato a tutto, d’altra parte…»
«Vero, eh? Pazzesco. Erano anni che non si vedeva una cosa del genere. Io non credo che lui resisterà ancora a lungo, comunque. Comincia a essere provato.»
«Certo, ed è anche abbastanza normale. Però ha un gran bel carattere, non trovi? Non mollerà la presa tanto facilmente.»
«Quello è sicuro. Ma secondo te quando si capirà come va a finire?»
«Quando si arriva all’ultima settimana ogni giorno è buono.» 
«Secondo me la tappa fondamentale sarà giovedì, in consiglio comunale.»
«Secondo me sarà venerdì, a Tignes.»
«Attilio? E che c’entra adesso Attilio? Intendi la locanda, da Attilio? Dici che venerdì si incontrano là per decidere?»
«Sì, Piero. Si decide sempre tutto da Attilio in questo paese…»
«Meglio così!»

 

 

*ti voglio bene, Nairo

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PUNTATE PRECEDENTI

22 luglio: Ritrovare Amador
21 luglio: Allez Romain
20 luglio: Assenza di gravità
19 luglio: Stallo (alla messicana)
18 luglio: Amica prudenza
16 luglio: Chi sei?
15 luglio: L'anno del salmone
14 luglio: Altri tempi
13 luglio: La legge di Martin
12 luglio: Capire di ciclismo
11 luglio:​ Riposare gli occhi
10 luglio: La ruota di Richeze
9 luglio: Rossetto rosso
8 luglio: Giocare il jolly
7 luglio: Un giorno perfetto

 

 

 

 

 

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