Tourbillon: Attendere le Alpi

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

"Tourbillon" è una serie di pensieri sparsi, liberamente ispirati al 106° Tour de France. Di Leonardo Piccione.

 

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Mentre piangevo istericamente, le gambe mi tremavano sempre più forte. L’incredulità per quello che stava accadendo (ero accusato di una gravissima ma non meglio specificata infrazione*) lasciava via via spazio alla rassegnazione. 

Stava per succedere. Nel giro di pochi minuti Carlo Conti avrebbe annunciato il mio ingresso nella gabbia delle tigri: questa la pena comminata per la categoria di reati cui apparteneva il mio.

C’erano telecamere ovunque. Intorno a me, volti sconosciuti e ugualmente terrorizzati di uomini destinati alla mia stessa sorte. Chi erano? Cosa avevamo fatto? 

Dall’esterno giungeva il brusio montante del pubblico, esaltato dallo spettacolo cui stavano per assistere.

Ero ormai pronto al peggio quando un uomo è spuntato tutto trafelato da un corridoio laterale di quella specie di anticamera semibuia (Ci trovavamo in uno studio televisivo? In uno stadio? Nell’Arena di Verona?)

«Fermate tutto», ha urlato l’uomo indicandomi. «C’è un errore, lui non ha fatto nulla!». 

Purtroppo non ho avuto il tempo di godere dell’improvviso sollievo né di guardare bene in faccia il mio salvatore: in quel preciso momento mi sono svegliato.

Capita di rado che, destandomi, mi ricordi così dettagliatamente del sogno appena fatto. Questa mattina verso le 6 è successo, e ho ancora ben presente il brivido. 

Quale la causa di cotanto incubo? Il panzerotto piccante di ieri sera? Non lo so.

La domanda vera qui comunque è un’altra, ed è più o meno la stessa che si pone Cees Nooteboom in un passaggio del suo Libro dei giorni: “Da dove prendiamo le persone che appaiono nei nostri sogni e che non conosciamo? Come le formiamo? O, in altre parole, come le costruiamo? Con che materiale?”

È un problema non da poco, se ci pensate.

Perché va bene Carlo Conti, ma tutti gli altri? A chi si è ispirata la mia mente per modellare le figure a me ignote degli altri condannati? E il messaggero che mi ha scagionato? Di chi o di cosa era emanazione, costui?

Non credo occorra una ferrea formazione freudiana per avanzare l’ipotesi che si tratti di frammenti di persone realmente esistenti, da noi conosciute, che il nostro cervello ricombina a piacimento in quel misterioso processo che è il montaggio dei sogni. 

Nella genesi di questo mio sogno, dunque, non posso affatto escludere un’influenza diretta degli incontri di queste ultime settimane. Della popolazione del bar dell’angolo, per esempio.
E, ça va sans dire, della popolazione dei corridori del Tour de France 2019. 

È evidente, per esempio, che nella premura del mio salvatore notturno ci fosse traccia di quella con cui Matteo Trentin ha cercato la vittoria di tappa dall'inizio di questo Tour. Della sua necessità di convertire le “buone sensazioni” in qualcosa di concreto. 

Un’esigenza tale da indurlo, ieri, a non aspettare il terreno a lui più favorevole (la volata) ma a provare a fare la differenza su quello in teoria più avverso (la salita), confidando nel fatto che stesse comunque facendo la cosa giusta. Perché vincere quando sei il più forte è sempre cosa giusta - esattamente come precipitarti a salvare una povera vittima di errore onirico-giudiziario.

Riguardo gli altri condannati del mio sogno, i meschini destinati come me a diventare spuntino per tigri, mi sono fatto l’idea che potesse trattarsi di personaggi ispirati in qualche modo ai contendenti alla vittoria finale del Tour, coloro che tra qualche ora si sottoporranno al giudizio delle Alpi. 

Non sono forse le Alpi l’equivalente ciclistico della gabbia delle tigri, i migliori grimpeur niente meno che i loro più abili domatori? 

Le Alpi sono rottura dell’equilibrio e verifica finale, bosco di Cappuccetto Rosso e mostro dell’ultimo livello.

Se i Pirenei sono per definizione volubili, le Alpi sono maledettamente ferme nelle loro opinioni - e quasi mai sono opinioni indulgenti.

«E adesso arrivano le Alpi», hanno detto in tv. Si dice così: arrivano. Come se fossero le montagne a mettersi in cammino verso le biciclette, e non al solito le biciclette a prendere la via delle montagne.

«Tutti attendono le Alpi», hanno proseguito.

Thomas e Bernal attendono le Alpi probabilmente perché sono i maggiori favoriti al successo finale, non foss’altro per il vantaggio di correre nella stessa squadra. 

Tuttavia, forse, la vittoria di uno di loro due non sarebbe la conclusione meglio aderente alla trama di un Tour così unico. Thomas un Tour l’ha già vinto; Bernal (nato nel 1997) avrà modo di vincerne in futuro.

Per gli altri quattro grandi contendenti, invece, la sensazione è che si tratti di qualcosa simile all’occasione della vita. È l’irripetibilità l’elemento che più di tutti accresce l’attesa di queste Alpi. 

Alaphilippe e Pinot le attendono per ragioni opposte e prospettive identiche: il primo deve difendersi, il secondo deve attaccare, tutti e due intravedono un’impresa enormemente più grande di loro. Pinot farebbe la storia del ciclismo francese; Alaphilippe la storia del ciclismo.

Steven Kruijswijk attende le Alpi perché ha grande fiducia in se stesso. Si rifiuta di considerare “un sogno” la sua vittoria, ed è convinto che più la sua squadra forzerà il ritmo in salita più lui avrà chance di farcela. Inoltre è uno che raramente ha giornate di crisi, e che di solito rende di più nella terza settimana. 

(Ed è pure nato nel mio stesso anno, il che accresce la mia simpatia nei suoi confronti - ma forse non le sue possibilità di vittoria del Tour.)

Emanuel Buchmann, infine, attende le Alpi perché, pur non considerandosi ancora uno dei favoriti, ammette che a questo punto, con un po’ di fortuna, niente è davvero impossibile.

Ecco: il motivo per cui attendiamo con tanta trepidazione le Alpi è che non sappiamo cosa attenderci.

Sappiamo soltanto che da qualche parte, lungo un tornante dell’Izoard o in discesa dal Galibier, su una rampa dell’Iseran o in cima a Val Thorens, si cela l’irreversibile varco oltre il quale i dubbi diventeranno certezze, alcuni sogni si realizzeranno, altri si interromperanno e il Tour comincerà a finire. 

Sicuri di desiderare così tanto che arrivino le Alpi?

 

 

 

*non escludo che l'infrazione in questione potesse riguardare l'Art. 2.12.007/8.2.1: Voies de fait entre coureurs.

 

 

PUNTATE PRECEDENTI

24 luglio: Le forme dell'acqua
22 luglio: Ritrovare Amador
21 luglio: Allez Romain
20 luglio: Assenza di gravità
19 luglio: Stallo (alla messicana)
18 luglio: Amica prudenza
16 luglio: Chi sei?
15 luglio: L'anno del salmone
14 luglio: Altri tempi
13 luglio: La legge di Martin
12 luglio: Capire di ciclismo
11 luglio:​ Riposare gli occhi
10 luglio: La ruota di Richeze
9 luglio: Rossetto rosso
8 luglio: Giocare il jolly
7 luglio: Un giorno perfetto

 

 

 

 

 

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