Tourbillon: La ruota di Richeze

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Tourbillon" è una serie di pensieri sparsi, liberamente ispirati al 106° Tour de France. Di Leonardo Piccione.

 

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Ieri, mentre sul divano-sala stampa di casa mi godevo comodamente la quarta tappa del Tour, ho realizzato che alla mia vita manca una cosa importante.

Cioè, ad essere sincero sarebbe piuttosto lungo l’elenco di cose che mancano alla mia vita: un lavoro vero, un abito elegante, una direzione, quattro piedini in gomma che non facciano scivolare il portatile sul tavolo del bar. 

Ma quella che ho scoperto mancarmi ieri è una cosa diversa.

È materiale e astratta insieme.
Non ha nulla di sensazionale eppure è unica.
È oggetto e idea, obiettivo e auspicio.
Non è un espressino freddo, e nemmeno un’aranciata amara.

È la ruota di Richeze.

Sì, io sento un insopprimibile bisogno della ruota di Richeze.

E vi dirò di più: sono certo di non essere il solo ad anelare ad essa. “Tutti vogliono la ruota di Richeze”, ha detto Marco Saligari in tv. 

Richeze di nome fa Maximiliano Arial. È argentino, ha 36 anni, corre nella Deceuninck-Quick Step e tutti vogliono la sua ruota.

Non la sua ruota in senso stretto, eh. Voglio dire, non sto parlando di un attacco di cleptomania - d’altra parte possedere in senso stretto la ruota di una bici di un corridore del Tour a me non cambierebbe l’esistenza (certo potrei rivenderla e col ricavato procurarmi una vasta scorta di piedini in gomma per il portatile, ma non è questo il punto.)

La ruota di Richeze è universalmente ambita perché Richeze è un ciclista scaltro, scafatissimo. È quello che in gergo si chiama "ultimo uomo", oppure "pesce-pilota": un corridore molto veloce che il più delle volte però non vince in prima persona ma contribuisce a far vincere il velocista della squadra. 

Se sei un velocista e segui Richeze - cioè prendi la sua ruota - hai garanzia di protezione e di ottimo posizionamento. Lanciare la propria volata partendo dalla ruota di Richeze è spesso e volentieri prodromo di uno sprint vincente. 

Per questo tutti vogliono la ruota di Richeze. E per questo Elia Viviani fa di tutto per tenersela per sé.
Viviani corre con Richeze, ma nel finale di certe tappe corre soprattutto dietro Richeze. 

Negli ultimi venti-trenta chilometri della tappa di Nancy, Viviani si è incollato alla ruota di Richeze e ha impedito a tutti i suoi avversari di inserirsi in mezzo a loro.
Richeze da parte sua l’ha guidato fino a 150 metri dall’arrivo, quando si è spostato leggermente verso il centro lasciando tra sé e le transenne uno spazio sufficiente giusto a far passare il compagno. Il suo compagno e nessun altro. 

«Richeze oggi mi ha aperto la porta», ha detto Viviani dopo aver superato Kristoff e aver vinto così una delle corse più importanti della carriera: la sua prima tappa al Tour de France. 

Il bisogno della ruota di Richeze, dunque, è il bisogno di qualcuno che aiuti ad aprire porte che paiono serrate; di un riferimento da seguire quando tutt’intorno è caos.
Credo abbia a che fare con la necessità di imparare a riporre fiducia negli altri - e credo sia una cosa più vecchia di Richeze, della bicicletta e pure della ruota.

Forse mi sono spinto un po’ in là con la speculazione, a questo punto. Ma ci tengo a dire che questo ragionamento l’ho fatto avendo bevuto esclusivamente acqua.

Non sono andato nemmeno al bar, ieri.

Verso le quattro il cielo si è annuvolato e si è alzato un forte vento. A un certo punto ha suonato il condomino del piano di sopra, tutto preoccupato: «L’oleandro, su in terrazza, si sta per ribaltare», ha detto affacciandosi sull'uscio. «Questo qui è un tornado.» 

Esagerava: non era un tornado. Però io nel dubbio non sono uscito lo stesso.

Dopo un po' sono tornati sole e caldo. 
L’oleandro era al suo posto, così ho pensato di fare una passeggiata fino alla gelateria della piazzetta, poco oltre il corso.

Lì c'è un pistacchio delizioso, ma anche il solito, sudatissimo peloton di marmocchi in coda. Bambini e bambine di tutte le età, chiassosi, furiosamente vogliosi di gelato.

È in momenti del genere che sogno di mettermi a ruota del mio Richeze, scavalcare tutti e raggiungere finalmente l'obiettivo: la maglia coppetta verde.

 

 

 

 

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