Tourbillon: Riposare gli occhi

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

"Tourbillon" è una serie di pensieri sparsi, liberamente ispirati al 106° Tour de France. Di Leonardo Piccione.

 

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Nelle mie intenzioni, questo sarebbe dovuto essere un pezzo molto bello. Un resoconto preciso e a un tempo appassionato della quinta tappa del Tour, punteggiato da un paio di corpose - ma di certo non pesanti - digressioni storiche e, qua e là, da misurate pennellate sui protagonisti della corsa. 

Il paragrafetto finale sarebbe stato per il vincitore: avrei cercato di cogliere l’essenza intima del suo trionfo; nel suo gesto atletico, un riferimento alto - oppure un richiamo alla prima parte del pezzo, in ossequio a quell’idea mai troppo banale che è la circolarità.

Il problema è che questo memorabile pezzo non l’ho scritto.

Non ho potuto, perché nel corso della tappa è successa una cosa grave. Un fatto alquanto increscioso per uno che si proponga di scrivere qualcosa riguardante quella stessa tappa.

Verso le tre e un quarto, quando mancavano circa 90 chilometri all’arrivo di Colmar, mi sono - come dire - assopito. 

Mia madre sostiene che abbia proprio preso sonno (“Una mezz’oretta te la sei fatta”, insiste), ma io non sono convinto della sua semplificazione.
Non ho propriamente dormito.
Ho - come soleva dire la vecchia zia Nina - riposato gli occhi

La zia paterna Nina non amava addormentarsi sulla poltrona in presenza di ospiti, eventualità che col passare degli anni si verificava sempre più spesso. Così quando le si chiedeva: “Zia, hai dormito bene?”, lei rispondeva con tono piccato: “Non dormivo! Riposavo gli occhi”.

"Riposare gli occhi" è un’espressione che ho sempre trovato buffa, ma che ho imparato a interpretare. Si tratta banalmente della condizione in cui le palpebre sono chiuse ma si è ancora sensibili a tutta una serie di stimoli esterni, soprattutto sonori. 

Vogliamo chiamarlo "dormiveglia"? Facciamolo pure. Ma "riposare gli occhi" ha delle sfumature diverse, sappiatelo.

Ad ogni modo è quello che mi è successo nel bel mezzo della quinta tappa del Tour.
Le ragioni del fattaccio sono essenzialmente due: a) la terza stagione di Stranger Things (e la terza notte consecutiva passata a consumarla); b) l’effetto ninna-nanna che certi giorni ha su di me l’audio delle dirette del Tour.

I reiterati "Allez!" del pubblico francese suonano alle mie orecchie come una colonna sonora d’autore: avanzando sul percorso insieme ai corridori, i microfoni colgono gli "Al-" dei tifosi piazzati un metro prima e insieme i "-lez!" di quelli che stanno un metro dopo, mischiandoli, sovrapponendoli, così che il risultato complessivo è un incitamento unico e a suo modo coordinato, il saggio estivo di un gigantesco coro preparatosi per mesi a intonare questa specie di lunghissimo Osanna

Quattro ore di Osanna (cioè di “Allez!”); di qualche campanaccio, molte trombette e migliaia di fischietti. Del tocotocotoco degli elicotteri e delle voci dei cronisti, uniformi, interrotte di tanto in tanto da una risata o dal jingle della pubblicità. 

Un flusso continuo di suoni familiari, riconoscibilissimi, che per ore agisce su di me alla stessa maniera di quei video che su YouTube riproducono ore e ore di ciocchi che bruciano in un caminetto.

Il sonoro delle dirette del Tour è caldo e spensierato, genera la suggestione che l’estate e la quiete di questo pomeriggio possano andare avanti all’infinito. 

L’idillio si interrompe soltanto negli ultimi quindici minuti di gara, quando i commentatori alzano il tono di voce e prendono a snocciolare i nomi degli uomini veloci, uno a uno, chi c’è e chi non c’è, chi ha compagni e chi è rimasto solo, nomi che si rincorrono, si superano nel tentativo di diventare finalmente il nome vincente, quello che il cronista scandirà forte nei secondi conclusivi della diretta. 

Quel nome, spesso e volentieri, è Sagan. Peter Sagan. Con quella di ieri, fanno dodici vittorie al Tour de France.

Sagan è connaturato a tutti i suoni del Tour, a quella calma di cui egli rappresenta l’opposto - oppure l’esito festoso. 

Nei muscoli mostrati da Sagan sulla linea d’arrivo c’è la conclusione di una tappa e già l’annuncio della successiva, la sesta, delle domande a cui essa risponderà.
Alalaphilippe conserverà la maglia gialla? Bernal staccherà Thomas? Nibali rimarrà con i migliori?

Io attualmente risponderei di sì a tutte e tre, ma un'opinione più precisa potrò darvela più tardi, quando avrò ripreso il mio posto sul divano, davanti alla tv.

Prima concedetemi un’altra piccola pausa. 

Fatemi riposare ancora un po' gli occhi.

 

 

 

 

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