Tourbillon: La legge di Martin

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

"Tourbillon" è una serie di pensieri sparsi, liberamente ispirati al 106° Tour de France. Di Leonardo Piccione.

 

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La tappa di ieri era una trappola.
Non per i corridori del Tour. Per me.

Lunga e piatta, la settima frazione era pensata per indurmi di nuovo in tentazione, per farmi cedere alle lusinghe del divano e della usuale ninna-nanna cantata dal Tour.

In previsione di un nuovo pomeriggio dedicato più a riposare gli occhi che a guardare le biciclette, in tarda mattinata ho consultato l'utilissima tabella oraria de Le Monde e impostato la sveglia dell’iPhone all’orario consigliato, le 16.03: secondo Le Monde, da quell’ora in poi la corsa sarebbe stata interessante. Non prima.

Poi però ho avuto un moto d’orgoglio. Dopo pranzo mi sono detto che in certi momenti della nostra esistenza siamo chiamati a compiere scelte difficili ma necessarie. È la capacità di prendere questo tipo di decisioni complesse e in apparenza irrazionali che definisce il nostro peso specifico di esseri intelligenti. 

Così ho deciso: mi sarei opposto alla fiacca e sarei rimasto vigile per tutta la durata della tappa; nel pieno delle mie facoltà - almeno fino alle sei del pomeriggio. 

Coadiuvato da un congruo numero di espressini alternativamente caldi e freddi, mi sono dunque avventurato nei meandri della settima tappa del Tour.

Non vi racconterò tutto quello che è successo. Non è stata una corsa memorabile, in effetti.
E poi stamattina non ho tanto tempo.

Vi renderò tuttavia conto di due postulati logico-matematici che ho avuto modo di formulare nel corso della tappa. 

(È incredibile la quantità di cose che si riescono a fare durante una tappa del Tour)

Il primo lo chiameremo Teorema di Offredo. È ispirato al corridore Yoann Offredo della Wanty-Gobert ed è molto semplice. Eccolo:

Se in una tappa del Tour de France c’è Yoann Offredo tra i fuggitivi, la probabilità di riuscita di quella fuga tende inesorabilmente a 0.

Detto teorema è stato dimostrato ancora una volta dagli eventi di ieri: in fuga per 220 chilometri, Yoann Offredo e Stéphane Rossetto sono stati puntualmente ripresi dal gruppo a una decina di chilometri da Chalon-sur-Saône.

Per introdurre il secondo enunciato di giornata ho bisogno di fare una piccola digressione.

A un certo punto della corsa - mancavano circa trenta chilometri all'arrivo - a causa del vento il gruppo si è spezzettato in in più sottogruppi: quelli che in gergo si chiamano ventagli. 
Bene, tra i corridori rimasti attardati rispetto al gruppo migliori c’era uno dei big: Daniel Martin, il dinoccolato irlandese piazzatosi tre volte (2016, 2017 e 2018) nella top-10 finale del Tour. 

Martin è un habitué di questo tipo di situazioni.

È provato: ogni qual volta si verifica un’inattesa situazione di pericolo per i leader della classifica generale, Daniel Martin figura sistematicamente tra i coinvolti, tra le vittime della selezione. 

Riformulando il concetto più formalmente:

Se in una tappa del Tour de France si formano dei ventagli, la probabilità che Daniel Martin figuri nel gruppo dei ritardatari tende inesorabilmente a 1.

La chiameremo Legge di Martin, e in un certo senso può essere considerata un corollario della più famosa Legge di Murphy

Ora però, siccome questa rubrica non si accontenta di enunciare leggi ma si interroga sull’intima natura delle cose (vabbè, più o meno), rimane in piedi un fondamentale quesito a cui trovare risposta: Qual è la misteriosa forza alla base della Legge di Martin? In altre parole, come diavolo fa il nostro irlandese a trovarsi sempre nel posto sbagliato nel momento sbagliato?

Una prima ipotesi è che Daniel sia semplicemente sfortunato; che ogni suo smarrirsi nel vento non sia che un dispetto della cattiva sorte.
Difficile, ma non del tutto impossibile.

Un’altra possibilità è che Martin ricerchi di proposito le situazioni di corsa ingarbugliate. Che sia entrato talmente tanto nella parte di questa specie di Paperino a due ruote da non riuscire proprio a immaginarselo, un Tour senza qualche tipo di handicap. Martin ha bisogno di cacciarsi nei guai per potersene tirare fuori.
Ipotesi intrigante, ma oggettivamente contorta.

In realtà, io penso che Daniel Martin si faccia trovare spesso e volentieri impreparato semplicemente perché è sempre stato un tipo un po’ fuori contesto.

Più volte Dan ha dichiarato di non sentirsi totalmente a suo agio “in questo calderone, dentro questo circo che ci avvolge per tre settimane”. Sostiene che sia fondamentale “godersi tutti i momenti”. Che vada riscoperto “il ciclismo per quello che è”, perché “bisogna mettere tutte le cose in una prospettiva corretta”. Da quando, lo scorso autunno, è diventato padre di due gemelle, questo desiderio di dare a tutto il giusto peso è “enormemente cresciuto”. 

Ecco, la mia idea è che a causa di tutto ciò l'affabile scalatore della UAE finisca non di rado col distrarsi; che spesso e volentieri indugi su qualcosa di diverso dalla tappa, sposti l'attenzione su altro, lasciando spazio alla Legge che porta il suo nome di insinuarsi fatalmente nelle trame della corsa.

Perché, a prescindere dalle diverse ipotesi, resta il fatto che la Legge di Martin è reale, e nel corso della settima tappa ha agito nuovamente. 

Alla fine, tuttavia, Dan ieri si è salvato. È rientrato sul gruppo dei migliori e non ha perso nemmeno un secondo. Dopo una settimana di Tour, è ancora ben messo in classifica generale (18°, con solo 1 minuto e 46 di ritardo da Ciccone). 
Anche Nairo Quintana, l’altro "pesce grosso" che era rimasto attardato con lui, è riuscito a rimediare alla distrazione.

La tappa alla fine l’ha vinta Dylan Groenewegen, olandese tutto watt della Jumbo, che ha festeggiato il successo indicando il cielo con l'indice destro. 

La stessa cosa che ho fatto io al termine del collegamento tv, alzandomi esultante dal divano: Ce l'ho fatta! Sono riuscito a rimanere sveglio! Evviva Daniel Martin!

 

 

 

 

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