Tourbillon: Altri tempi

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

"Tourbillon" è una serie di pensieri sparsi, liberamente ispirati al 106° Tour de France. Di Leonardo Piccione.

 

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Certi giorni non servono espressini. Tappe come l’ottava del Tour 2019 emanano dosi di sostanze eccitanti sufficienti a tenermi sveglio tutto il pomeriggio - e pure a minacciare il candore del divano nuovo. 

Ieri pomeriggio ho rischiato di macchiarlo di aranciata in svariate occasioni. Più precisamente, ho sobbalzato:

- quando ho letto il quartetto degli attaccanti: De Gendt, De Marchi, Terpstra e King, cioè una specie di Beatles delle fughe da lontano;
- quando è rimasto da solo in testa De Gendt, cioè una specie di John Lennon delle fughe da lontano;
- quando mezza Ineos è finita per terra in una curva, ed è riuscita comunque a cavarsela;
- quando Alaphilippe e Pinot hanno attaccato dal gruppo dei migliori, e hanno fatto la differenza;
- quando sembrava che il gruppo dovesse chiudere su Alaphilippe e Pinot e che Alaphilippe e Pinot dovessero chiudere su De Gendt;
- quando ho realizzato che non sarebbe successa nessuna delle due cose, e quindi che De Gendt avrebbe vinto, Alaphilippe si sarebbe ripreso la maglia gialla e Pinot avrebbe guadagnato trenta secondi su tutti i rivali.

Insomma nell’ultima ora di corsa ho preferito maneggiare solo bicchieri d'acqua: la tappa è stata incredibilmente movimentata, e l’acqua non macchia.

Qualcuno dice che sia stata memorabile perché i protagonisti hanno realizzato azioni d’altri tempi. 
Azioni d'altri tempi. 
Corridori d'altri tempi. 

Mi fa sempre effetto questo tentativo di mortificare il presente invocando un passato imbellettato dalla nostalgia.

Gli altri tempi: quest’epoca aurea in cui tutti i fuggitivi erano chirurgici come De Gendt, tutti gli scattisti erano letali come Alaphilippe, tutti gli uomini di classifica erano coraggiosi come Pinot e tutti gli abitanti del pianeta erano felici.

Thomas De Gendt sarebbe un corridore d’altri tempi perché non si lascia intimorire dalla distanza né dalla fatica, tantomeno del rischio del fallimento.

Anche Julian Alaphilippe è d’altri tempi: in corsa fa pochi calcoli, si affida quasi sempre all’istinto. In più porta un pizzetto abbastanza ottocentesco. 

E Pinot? Beh, Thibaut Pinot vive in una fattoria, ama i suoi animali e ripudia i social network: d’altri tempi per definizione.

Non sono così pochi i ciclisti d’altri tempi, di questi tempi.

Il punto è che certi corridori - e certe tappe, tipo quella di ieri - avrebbero potuto essere definiti d’altri tempi già… in altri tempi. Corridori e tappe di questo tipo sono sempre stati d'altri tempi, e sempre saranno d'altri tempi

Anche perché altri non vuol dire necessariamente precedenti, né vecchi.

Altro è qualcosa che non sta né prima né dopo, ma fuori dal tempo
Che esiste in una dimensione tutta sua, e per questo non passa di moda. 

Non passano di moda gli attacchi dal primo metro di gara; il tentativo di quattro che si oppongono a centosessantotto, che poi si riduce al tentativo di due che si oppongono a centosettanta, infine al tentativo di uno che si oppone a centosettantuno - e quell'uno in qualche raro, luminosissimo caso ce la fa. 

Non diventa obsoleto il desiderio quasi ossessivo di riconquistare quel che si è perso giusto un paio di giorni prima, e neppure la ferma volontà di cogliere di sorpresa gli avversari quando non se l’aspettano. 

Si tratta di condizioni che si realizzano in qualunque direzione della linea del tempo ci porti la DeLorean che chiamiamo Tour de France: sono pilastri dell'immaginario eterno del ciclismo; fanno parte sia del passato che del presente che del futuro di questo sport, ma non sono esclusiva di nessuno di essi.

I corridori e le azioni di altri tempi sono, dunque, di tutti i tempi

Di conseguenza, anche di questi tempi. I nostri.
Che non devono essere poi così male, se di tanto in tanto ancora consegnano ad archivi e memorie giornate come l’ottava di questo Tour de France.

 

- Te la ricordi quella volta che De Gendt vinse tutto solo dopo 200 chilometri di fuga?
- Ma certo! Tour 2019, lo stesso giorno che Alaphilippe si riprese la maglia gialla grazie a un attacco con Pinot.
- Che ricordi.
- Eh già… Altri tempi! 

 

 

 

 

 

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