Tourbillon: Allez Romain

  • Di:
      >>  
     

    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

"Tourbillon" è una serie di pensieri sparsi, liberamente ispirati al 106° Tour de France. Di Leonardo Piccione.

 

***

 

Che quella di ieri non fosse una tappa come le altre l’ha certificato mia madre quando, a due chilometri dall’arrivo, è andata a sollecitare papà in salotto, distogliendolo dalle scartoffie condominiali del sabato: «Michè, vieni a vedere che salita stanno facendo».

Nessuno dei due era realmente interessato alle dinamiche della corsa, tuttavia la concitazione dei telecronisti e un paio di primi piani delle bocche sbaveggianti dei corridori non li hanno lasciati indifferenti. 

«Ma guarda un po’ dove li fanno arrivare, 'sti poverini!», ha osservato mio padre sfoderando una delle due espressioni con le quali è solito comunicare il suo apprezzamento per lo spettacolo ciclistico in corso. 

L’altra è un più neutro «Ma guarda un po’ che bei posti!», la quale però è esclusiva quasi assoluta dei tapponi del Giro, quando viene tradizionalmente chiosata dalla riflessione: «Si viaggia spesso all’estero, ma abbiamo tante meraviglie in Italia». 

Credo lui dica queste cose soprattutto per compiacermi; per farmi capire che, nonostante non gli importi granché della competizione, il fatto che io la consideri importante la rende in qualche misura significativa anche ai suoi occhi. Si sente come in dovere di dire qualcosa che significhi la sua partecipazione. 

Lo apprezzo molto.

Certo però non posso confrontarmi con lui sui temi veri della corsa, e ieri ce ne sarebbe stato bisogno: la redenzione di Pinot, la resistenza di Alaphilippe, le crepe nella fiducia di Thomas. 

Nella parte finale del Tourmalet sono successe talmente tante cose che, non sapendo con quale argomento attaccare questa pagina, dopo la tappa ho fatto quel che di tanto in tanto faccio quando ho le idee confuse: un giro in bicicletta.

Attenzione: io non sono dell’idea che la bici sia sempre e comunque un’opzione salvifica; che basti pedalare un po’ per pensare liberamente e trovare soluzioni ai problemi. 

Il più delle volte, anzi, non riesco nemmeno veramente a pensare, mentre pedalo. La mia mente si intasa di mezze idee, di immagini sconclusionate, di un respiro sempre più affannato o - com’è successo ieri - di cicale. 

Un oceano di cicale urlanti tra gli ulivi, appostate simmetricamente ai due lati della strada per celebrare nell’unico modo che conoscono l’estate e il mio passaggio in mezzo a loro. Un frinire stereofonico, intenso, verrebbe da dire quasi disperato: il canto dell’ultimo pomeriggio della vita - e certamente per alcune di esse lo era.

Dieci chilometri di cicale, poi Ruvo. Un bar, un espressino freddo e di nuovo verso casa. 

Erano appena le otto e un quarto, ma il sole era già andato. 
Una ventina di giorni fa non sarebbe tramontato prima delle nove.

La realizzazione dell’avvenuto scollinamento dell’estate ha velato di malinconia il mio ritorno. Mi ha fatto pensare al tempo che passa, al prossimo autunno. 

Mi ha fatto pensare a Romain Bardet.

Ho sempre ammirato molto Romain Bardet. Per i suoi interessi (l’economia, la politica, la letteratura), per il suo linguaggio (elegante, a tratti ricercato), per il suo approccio allo sport ("La cosa che mi interessa di più è lo spirito del viaggio", ha detto una volta). 
In generale, per il suo non sentirsi definito soltanto dal ciclismo. 

Eterno insoddisfatto per antonomasia, pedalatore tumultuoso per autodescrizione, Bardet è noto per essere un atleta incredibilmente esigente - soprattutto con se stesso. «È come se avesse da sempre dei conti in sospeso con la propria esistenza», ha scritto Libération.

Questo luglio, Bardet è più inquieto del solito. Di più: si trova nel mezzo della crisi più profonda della sua carriera. Dans le dur.

Ieri è arrivato in cima al Tourmalet con venti minuti di ritardo da Alaphilippe e, soprattutto, da Pinot. 

Considerati da anni le grandi speranze della Francia ciclistica, Pinot e Bardet poco prima del Tour erano finiti su una prima pagina de L’Équipe: "Ora o mai più", il titolo. Se il Tour di Pinot si è appena riaperto a possibili orizzonti di gloria, quello di Bardet appare giorno dopo giorno una sua copia scolorita, il lato oscuro della brillante luna francese di quest’estate. 

Non riesce a dare una spiegazione precisa del suo fallimento, Romain, che è salito per due volte sul podio del Tour. Sa solo che quello che poteva essere un trionfo sta tramutandosi nel "supplizio di un’ombra che cammina", come l’ha definito senza il minimo sconto. 

In una foto del post-tappa di ieri si vedono quattro dei suoi compagni di squadra che, dopo averlo scortato per tutto il pomeriggio - rallentando in certi casi per non metterlo in difficoltà -, cercano di consolarlo. Cosnefroy e Frank gli danno una pacca sulla spalla. Bardet, a testa bassa, non ha il coraggio di guardarli negli occhi. «Per la vergogna di non essere stato all’altezza della loro fiducia».

C’è una profonda dignità nel disastro che è stato finora il Tour di Bardet; una disarmante umanità nella condizione attuale di un campione che ha meno di trent’anni e l’atroce sospetto di avere il meglio già alle spalle. Di aver ceduto al peso delle aspettative disattese e degli Allez Romain traditi, più assordanti delle cicale.

Ha tutto il tempo di ripartire. Alcuni dicono che gli farebbe bene concentrarsi sulle classiche e correre il Giro d’Italia, per esempio. Sembrano buone idee. 

Io per il momento mi auguro che qualcuno l’abbia abbracciato.

Sono convinto che Bardet tornerà presto ai suoi livelli, se per un po’ non gli si chiederà nulla - o se gli si faranno più che altro domande tipo quella che ha fatto a me mia madre ieri, quando mi ha visto rientrare a casa chiaramente provato: Che ne dici di una bella aranciata?

 

 

***

 

 

PUNTATE PRECEDENTI

20 luglio: Assenza di gravità
19 luglio: Stallo (alla messicana)
18 luglio: Amica prudenza
16 luglio: Chi sei?
15 luglio: L'anno del salmone
14 luglio: Altri tempi
13 luglio: La legge di Martin
12 luglio: Capire di ciclismo
11 luglio:​ Riposare gli occhi
10 luglio: La ruota di Richeze
9 luglio: Rossetto rosso
8 luglio: Giocare il jolly
7 luglio: Un giorno perfetto

 

 

 

 

Categoria: