Proposta indecente

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

C’è un bivio in località San Gottardo, all’inizio del centro abitato. Dritti si prosegue fino al Lago di Garlate e ai monti sorgenti dall’acque ed elevati al cielo. Svoltando a destra, si salutano le valli manzoniane in favore di quelle bergamasche. In mezzo, il valico di Valcava. È una salita di quasi 12 km, 8% di pendenza media, un tratto finale durissimo. Il Giro di Lombardia l’affrontò per la prima volta nel 1986, lei non esitò a rivelarsi: Laurent Fignon andò in crisi nera e si ritirò. Tuttavia, per la troppa distanza dal traguardo, raramente le azioni decisive della classica delle foglie morte sono iniziate salendo verso Valcava. Una volta però sì, e fu memorabile. Era il 1988.

Charly Mottet, francese di Valence, era figlio di un postino e non aveva corso in bicicletta prima dei quindici anni; gli interessavano di più rugby e judo, ma il suo talento sui pedali apparse evidente da subito. Piccolo di statura e biondissimo, le Petit Charles era forte su ogni terreno, fortissimo nelle prove contro il tempo: in carriera vinse tre volte il Gran Premio delle Nazioni, una sorta di campionato del mondo a cronometro. Vinse molte altre gare, nel 1990 fu anche 2° al Giro d’Italia, ma non realizzò mai quanto il suo talento aveva suggerito. Willy Voet, storico preparatore atletico della Festina, non ha mai avuto dubbi a riguardo: “Charly era uno di quelli completamente puliti. Ha vinto poco perché è stato vittima del doping. Del doping degli altri”.

Il 15 ottobre del 1988, dopo una nottata piovosa, il sole indugiava sulla chioma di Mottet. La corsa entrò nel vivo dopo il Ghisallo, con l’attacco di Fondriest e Chiappucci; sulle rampe della Valcava, esplose: in gruppo, Bugno forzò il ritmo, Lemond perse contatto, Mottet attaccò con decisione. Solo il belga Roosen riuscì a seguire il francese, e i due raggiunsero e superarono tutti i fuggitivi prima dello scollinamento. In discesa Roosen forò, mettendo Charles nella difficile condizione di chi deve decidere se attendere anziché no il rientro del compagno di avventura. Con 101 chilometri ancora da percorrere e giganteschi specialisti delle corse di un giorno al suo inseguimento, Mottet scelse di rilanciare l’andatura e proseguire tutto solo: arrivò a Milano con un minuto e mezzo di vantaggio su Bugno e Lejarreta. Francesco Moser disse in tv che l’unico paragone che gli veniva in mente dopo una cosa così era con una delle imprese di Coppi; l’eroe del giorno rispose serafico che non c’era niente di preparato nella sua impresa, era stata solo un’occasione ben colta. Mottet aveva appena 25 anni e quel giorno lombardo sarebbe rimasto il più splendente della sua carriera.

Dopo tre edizioni di assenza, il valico di Valcava ritorna quest'anno nel tracciato del Lombardia. Sabato pomeriggio, a 110 dall’arrivo, si svolterà di nuovo a destra verso gli enormi tralicci radiotelevisivi che dominano il passo. La salita strizzerà l’occhio a qualche novello Mottet, descrivendogli la sua proposta indecente.

 

 

 

 

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