Una corsa regale

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    Scalatore da bancone, pistard da divano. Ama il rumore, i bratwurst, dormire e leggere seduto sul water. Ha visto il volto di Dio in tre occasioni: una volta era Joey Baron, le altre due Laurent Jalabert.

Il 12 ottobre 1985 in piazza Damiano Chiesa si contano 13 corridori lanciati a testa bassa verso l'ingresso del Vigorelli, all'angolo tra via Arona e via Giovanni da Procida. Il portone d'acciaio è completamente aperto, per primo ci si infila Marc Madiot. Resta un giro di pista, 397,27 metri lo separano dalla vittoria del Giro di Lombardia. Troppi. Alle sue spalle schizzano proiettili di ogni colore: il primo è Charly Mottet, che prende la testa lungo la parabolica Sud e lancia la volata dal rettilineo opposto; alla sua ruota, Sean Kelly. Come dire: spacciato. Kelly emerge di potenza in una posizione strana, a mezza altezza, con le righe diagonali della maglia Skil che quasi cozzano con l'ovalità dell'immagine. Dalla parabolica Kelly esce davanti, Mottet si contorce e si pianta, finendo superato anche da Adrie van der Poel. Subito dietro ci sono Marino Lejarreta e Leo Schönenberger, per una top ten spaccata a metà: cinque stranieri davanti, cinque italiani dietro. Fenomeni davanti, ottimi corridori dietro.

Erano 25 anni che il Giro di Lombardia non arrivava al Velodromo: prima di King Sean, l'ultimo Re d'Irlanda, sul nobile traguardo in legno avevano esultato tanti altri campioni dal sangue blu. Gino Bartali, Cino Cinelli, Mario Ricci, Aldo Bini, Fausto Coppi, Renzo Soldani, Louison Bobet, Diego Ronchini, Rik Van Looy, Emile Daems. Una dinastia di vincitori per una corsa regale, che nel monumento del ciclismo italiano aveva posto il suo epilogo.

Da allora, dopo quell'estemporaneo ritorno, Il Lombardia al Velodromo Vigorelli non è più tornato. Prima ha preferito i salotti buoni del centro, poi si è spostato più a nord, zingaro sui monti, tra Monza e Bergamo, tra Lecco e Como e di nuovo a Bergamo, dove si concluderà domani. Una classica strana, incapace di trovare un suo percorso stabile; agli antipodi della stabilità di una Milano-Sanremo, di cui rappresenta pure gli antipodi della stagione: una apre, l'altra chiude.

La gara del 1985 è una di quelle che ricompaiono spesso nei misteriosi riempitivi che affollano la programmazione di RaiSport. Quel Lombardia è una sorta di certezza televisiva. All'arrivo, Adriano De Zan, dopo una lunga intervista a un imbellettato Torriani, ci tiene a sottolineare come l'edizione del Lombardia si sia corsa a 41 di media, è un nuovo record, mica poco per una corsa del genere a fine stagione. Ma quando si arriva nel tempio della velocità, si sa, tutto accelera, anche il tempo che passa.

 

 

 

 

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