Dalle selle alle stelle (Michelin)

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

 

Clément Chevrier, 28 anni, ultima gara disputata sette mesi fa (la Freccia del Brabante 2020, con la divisa dell’AG2R), ha firmato per una nuova squadra.

Si tratta del Team Sulpice, ma ha poco a che vedere con le biciclette. Jean Sulpice è uno chef di fama mondiale (il più giovane stellato francese della storia: nel 2004, a 26 anni d’età), e Chevrier è da oggi uno dei sette sommelier a sua disposizione presso l’Auberge du Père Bise di Talloires, storico relais sul lago di Annecy, il cui ristorante propone menu con prezzo variabile da 220 a 260 euro.

Due Giri e tre Vuelta portati a termine (l’ultima nel 2019), nei suoi sei anni di professionismo Chevrier è stato dignitoso gregario prima di Romain Bardet e poi di Pierre Latour, consistente in salita quanto negli studi enologici, portati avanti parallelamente alla carriera sportiva: ottenuto un diploma di terzo livello al WSET (Wine & Spirit Education Trust), nell’ottobre del 2018 ha fondato “Epicurieux”, una piccola società di consulenza e degustazione.

Tra una gara e l’altra, Chevrier ha messo insieme una conoscenza di vitigni, terreni e tecniche che L’Équipe definisce “enciclopedica”, e che al termine della stagione scorsa - insieme a un paio di dolorose esclusioni dalla selezione dell’AG2R per gare che avrebbe voluto disputare - ha convinto il diretto interessato a cambiare vita: «Mi sono sentito come non fossi bravo in quello che stavo facendo. Ho pensato al confinamento: mi sono ricordato che dopotutto il ciclismo non mi era mancato, ho capito che non ero felice.»

Nativo di Amiens, Chevrier racconta di essersi avvicinato al mondo del vino per questioni ereditarie, dal momento che già suo nonno partecipava a concorsi di degustazione. Ritiene che il linguaggio del vino sia poetico, ma anche molto concreto: «Un vino giovane ha bisogno di essere un po’ scosso, come un adolescente, mentre un vino vecchio è come una persona anziana, meglio non muoverlo».

Si sente frequentemente con diversi professionisti, soprattutto quelli che ha introdotto alle meraviglie del vino e quelli con cui l’ha sempre condivisa, Bardet su tutti: «Con Romain ci scambiamo continuamente opinioni» ha detto a Le Figaro. «Lui non si è sorpreso della mia decisione di smettere, anzi, sentendo che era quello di cui avevo bisogno, mi ha incoraggiato.»

La notizia del suo ingresso nel prestigioso team di Jean Sulpice, avvenuta grazie a un’uscita comune in bici e comunicata dallo stesso chef sui social, è stata accolta con entusiasmo da ex-compagni di squadra e avversari, tra cui Arnaud Démare, Carlos Verona, Benoît Cosnefroy, Geoffrey Bouchard e Tao Geoghegan Hart.

Clément da parte sua si dice prontissimo alla nuova sfida, a un lavoro di squadra in cui si identifica, aiutare uno chef a ottenere la terza stella non è poi così diverso da sostenere un capitano in un grande giro. Va ancora in bici quando può, anche se nell’immediato futuro s’immagina più spesso al volante: «Per incontrare i clienti, per scoprire nuovi vigneti. È una necessità, ma soprattutto un piacere.»

 

Testo: Leonardo Piccione
Foto: Marc Daviet, condivisa da @jeansulpice su Instagram

 

 

 

 

 

 

 

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