[TdF 2020] Carapaz risolve problemi

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Una decina di metri oltre l’arrivo di La-Roche-sur-Foron Michał Kwiatkowski guarda un’altra volta Richard Carapaz e tende il braccio destro verso di lui. Vorrebbe stringergli la mano, o poggiargliela sulle spalle, come ha fatto poco prima sulla linea del traguardo, ma Carapaz questa volta evita la stretta di mano del compagno, ritenendola una dimostrazione di giubilo riduttiva, inadeguata alla portata del momento e al suo modo di intendere le cose.

Carapaz preferisce stringere e portare a sé, dunque con rapido guizzo e sprezzo dei protocolli si avvicina di più a Kwiatkowski e gli getta il braccio sinistro intorno al collo, invitandolo all’abbraccio più emblematico della storia recente del Tour de France.

Chi conosce Richard Carapaz sostiene sia una persona fatta a strati. Il primo lo fa sembrare serio, concentrato sul suo lavoro al punto da apparire refrattario ai sentimenti forti. Non cede mai al panico, Carapaz: l’adrenalina delle corse non lo preoccupa, lo diverte. In una recente intervista su ProCycling ha dichiarato che quando avverte il cuore salire fino a 180 battiti al minuto soffre come tutti, certo, ma è proprio allora che si sente vivo.

È difficilissimo capire quando Carapaz sta soffrendo. Molto più immediato riconoscerne il buonumore, perché il secondo strato che compone Carapaz è una socievolezza innata, un’estroversione che lo rende ironico e irriverente, non di rado ciarliero. Nulla sembra posticcio nelle parole e nello stile di Carapaz.

Quando – a Montevergine di Mercogliano, Giro d’Italia 2018 – vinse la sua prima tappa in un grande giro, disse di considerarla una porta: “por mi carrera e por mi país”. Quando a Verona, un anno dopo, gli fu chiesto di commentare il suo trionfo in maglia rosa, dichiarò che troppo spesso al mattino ci si sveglia e si scopre che i sogni sono svaniti, e invece bisognerebbe fare in modo di cristallizzarli, i propri sogni.

Non sappiamo, e un po’ ci spiace, tutto quello che ha detto Carapaz a Kwiatkowski negli ultimi chilometri della diciottesima tappa, quando gli avversari di giornata erano stati ripresi da un gruppo maglia gialla non in vena di battaglie e la vittoria era diventata una questione da risolvere tra amici. Quel che sappiamo è che è stata sua la decisione di rinunciare alla vittoria i tappa.

 

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