[TdF 2020] Trovare diversivi

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Questo non è l’articolo che avreste dovuto leggere oggi.

L’articolo di oggi sarebbe stata una riflessione sugli spazi: una digressione scaturita dall’osservazione che la storia stradale della Francia è, più che in ogni altro paese al mondo, una storia di vialoni dritti. Sostengono gli esperti che l’ingegneria civile francese abbia privilegiato per secoli, e con singolare convinzione, il principio della via più breve, del dritto per dritto, con la conseguenza che quando sono arrivati i mezzi a motore - con i loro invitanti pedali acceleratori - le arterie di comunicazione del paese sono diventate una specie di inno all’alta velocità.

È questo il motivo per cui in Francia oggi ci sono così tante rotatorie: indurre a rallentare. Un calcolo non ufficiale parla di oltre sessantacinquemila esemplari, ma non è aggiornato: non le contano più. Ce ne sono di semplici e raffinate, di belle e di brutte, di simmetriche e asimmetriche. Il roadbook del Tour de France un tempo le segnalava tutte, ma adesso si limita a indicare quelle più significative e quelle che i corridori incrociano negli ultimi cinque chilometri di gara. 

Sono diventate un elemento familiare, una ricorrenza. Inquadrarle dall'alto con l'elicottero - il gruppo che le attraversa come un fluido in un tubo otturato - una peculiare forma d'arte.

A Privas, sede di arrivo della quinta tappa, ce n’era una a duecento metri dal traguardo, ma per l’occasione è stata rimossa: la ricostruiranno nelle prossime settimane. La rotatoria di Privas è diventata il curvone all’uscita del quale Cees Bol, il velocista della Sunweb, sembrava il meglio piazzato in vista dello sprint della quinta tappa. La sua squadra l’aveva lanciato al meglio e lui avrebbe portato a termine la missione, se solo alla sua destra non avesse trovato spazio – a proposito di mezzi capaci di notevoli accelerazioni – il fenomeno che risponde al nome di Van Aert.

 

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