Fuori discussione

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Nonostante il ritardo, la solitudine, la pioggia battente e il freddo, salire sull’ammiraglia e ritirarsi era “fuori discussione” per Nicholas Dlamini. Caduto in discesa a inizio tappa, il corridore della Qhubeka, primo sudafricano nero della storia al via di un Tour de France, è rimasto solo per gran parte della Cluses - Tignes di ieri, dietro di lui soltanto lo spettro della Voiture Balai, il camioncino che raccatta i corridori ritirati.

Anche l’idea di raggiungere il gruppetto dei velocisti si è rivelata presto un’utopia per Dlamini, che minuto dopo minuto è arrivato ad accumulare 1 ora e 24 minuti di ritardo da Ben O’Connor, vincitore di tappa. Per rimanere entro il tempo massimo avrebbe dovuto tagliare il traguardo più di tre quarti d’ora prima, tuttavia la certezza dell’esclusione che l’attendeva a Tignes non gli ha impedito di pedalare fino alla fine. 

“Era un giorno brutto per avere un brutto giorno” ha raccontato. “Ma sono felice di essere arrivato in fondo. Volevo onorare la corsa, e onorare il mio sogno”. Si trattava dell’esordio al Tour per Dlamini, 25 anni, che si è innamorato del ciclismo quando ha scoperto che grazie a una bicicletta poteva esplorare di più i dintorni di Città del Capo, vedere posti che correndo a piedi non sarebbe riuscito a vedere. 

Passato professionista nel 2018, ha corso il suo primo grande giro nel 2019 (la Vuelta); pochi mesi dopo, mentre si allenava, fu vergognosamente malmenato da due ranger del Parco Nazionale della Montagna della Tavola, che, contestandogli un mancato permesso, gli spezzarono un braccio. È tornato alle corse nella seconda parte del 2020 con una nuova convocazione alla Vuelta, poi, quest’anno il sogno del Tour. 

Tra poche settimane rappresenterà il Sudafrica ai Giochi Olimpici di Tokyo, dove oltre a Ryan Gibbons della UAE avrà come compagno di squadra Stefan de Bod dell’Astana, un’altra vittima della mannaia del tempo massimo.

De Bod era caduto rovinosamente sabato pomeriggio scendendo dalla Côte de Mont-Saxonnex, e ieri ha pagato le conseguenze con un calvario al termine del quale si è abbandonato prima a una domanda che sembrava una supplica (“Ce l’ho fatta?”), poi al pianto. “Ho fatto tanti sacrifici per anni, ma il mio sogno di bambino si è dissolto quando ho tagliato la linea del traguardo”, ha scritto su Instagram De Bod.

Sia Dlamini che De Bod hanno in programma di tornare al Tour nei prossimi anni. Prima però ci sono le Olimpiadi, e il ritorno a casa dalle rispettive famiglie, che non vedono da mesi. Prima ancora, un po’ di tempo per un verbo elementare, l’ultimo pronunciato da Dlamini nel suo video di commiato dal brutale Tour de France 2021: dormire.

(Il resoconto della tappa di ieri, a cura di Leonardo Piccione, è disponibile qui)

 

 

 

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