Giornate da Mollema

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Che cosa significa “giornata da Mollema”? Facciamocelo spiegare da Kenny Elissonde: «Una giornata che ti grattugia, una giornata con la lingua sul manubrio, una giornata in cui finisci affumicato come un salmone: questa è una giornata da Mollema».

Tocca dar credito a Elissonde. Sa bene di cosa parla, Elissonde: insieme a Mollema lui corre (alla Trek, da due stagioni); insieme a Mollema, tre giorni fa, si è fatto un allegro giretto su e giù dal Mont Ventoux, una specie di cronocoppie al termine della quale sono arrivati secondo e terzo, la mano destra di Mollema ad afferrare il pugno sinistro di Elissonde, felici nella misura in cui si può essere felici dopo essersi fatti schiaffeggiare due volte dal Ventoux, nessuna necessità di scambiarsi altre parole. Avrebbe potuto essere anche quella una giornata da Mollema, tuttavia Van Aert aveva deciso di farne una giornata soprattutto sua, e così sono andate le cose. Inoltre, le giornate da Mollema hanno la caratteristica di non ripetersi con troppa frequenza.

Non sono mica domeniche, le giornate da Mollema: cadono molto più di rado, un paio di volte all’anno se tutto va bene, l’anno scorso nemmeno una.

In Olanda hanno una parola speciale per le giornate da Mollema: trattasi di “Mollemalen”, dove Mollema sta per Mollema e malen sta per macinare, tagliuzzare, frantumare, ma anche schiacciare, pestare, battere, ed è tutto questo mulinare di denti, spalle e pedali che in primo luogo trasforma una giornata come le altre in una giornata da Mollema.

Non c’è nulla di molle in una giornata da Mollema. Ci sono rapporti duri, strade in pendenza. C’è battaglia, nelle giornate da Mollema. Ci sono costanza e regolarità, e tutti gli altri sinonimi di questa proverbiale abilità, sovente bistrattata, di saper tenere il tempo, di insistere, di eccellere di rado ma esserci sempre.

C’è, sostiene qualcuno, una linea immaginaria nelle giornate da Mollema, una linea del traguardo posta molto prima della vera linea del traguardo, dal momento che nelle giornate da Mollema quasi mai si arriva insieme al traguardo insieme a qualcun altro: se vuoi vivere una vera giornata da Mollema devi fare in modo di rimanere solo a un certo punto, e quel punto non può essere troppo vicino al traguardo, perché è il caso di chiarire che nelle giornate da Mollema sono incluse molte cose ma non i cambi di velocità improvvisi, né tanto meno gli sprint, per carità.

Le giornate da Mollema sono, da sempre, giornate da tempi lunghi. Non sono esplosioni di un secondo, non la hit di un’estate, non favole della buonanotte. Sono saggi e romanzi, tendenzialmente molto lunghi, di ogni argomento e disparati autori, da John Grisham a Stephen Hawking. Sono “Utopia Avenue” di David Mitchell, 612 pagine, la storia di una fittizia rock band londinese degli anni Sessanta che Bauke sta leggendo questa settimana.

Più che uno shot da ingollarsi in un secondo, le giornate da Mollema sono bicchieroni di limonata da sorseggiarsi piano. Di Limonade de Fontestorbes, se proprio dobbiamo essere specifici, una limonata che viene prodotta non lontano da Quillan, da 130 anni con la stessa formula, imbottigliata nelle stesse bottiglie a partire dalla stessa acqua, l'acqua delle fonti omonime, famose in tutto il mondo per il loro flusso variabile, intermittente, i quali però non sono esattamente aggettivi per una giornata da Mollema.

Mollema non è variabile né intermittente, o se lo è lo è per il tempo necessario a trasformare una costanza (quella della collaborazione con i suoi compagni di fuga) in un’altra costanza (quella del procedere in solitaria), com’è avvenuto oggi a quarantuno chilometri dall’arrivo, in un tratto in discesa, quando ha accelerato, ha preso 3-4 secondi di vantaggio, poi 10, ed è stato immediatamente chiaro che non l'avrebbero rivisto prima di Quillan.

Dunque c’è anche un elemento di sorpresa nelle giornate di Mollema: sorpresa degli altri, beninteso, non di certo sua, che aveva programmato tutto per bene, sapeva esattamente che la sola possibilità di vincere per lui era quella, da quella distanza, nel momento in cui gli avessero lasciato un minimo spiraglio.

In tredici gli hanno lasciato quello spiraglio decisivo: tra gli altri, si sono fatti sorprendere da Mollema Konrad e Higuita, secondo e terzo, e poi Woods e Fraile, forse i due favoriti principali. Anche Guillaume Martin e Mattia Cattaneo si sono fatti sorprendere da Mollema, sebbene con la consolazione nient’affatto banale delle posizioni scalate in classifica generale: sette per il francese, che adesso è addirittura secondo, a 4 minuti da Pogačar; una, ma significativa, per il bergamasco, che al termine di quest’antipasto pirenaico si ritrova decimo.

Anche Mollema ha recuperato una posizione in graduatoria. Ora è 17°, ma la cosa non gli interessa più di tanto. Ha trentaquattro anni e mezzo, è ciclista professionista da tredici. È stato una promessa, poi un habitué delle top-ten, da qualche tempo si è reinventato attaccante dall’invidiabile fiuto.

Questa evoluzione, dice, è una conseguenza del tempo che passa, dei giovani che si stanno prendendo tutto, ma a lui in fin dei conti va benissimo così. Oggi è più felice e rilassato, racconta. Attacca con il computerino riposto nella tasca posteriore, conosce troppo bene se stesso per star lì a controllarlo di continuo.

Ecco, allora, cosa sono le giornate da Mollema: sono giornate in cui si sa alla perfezione qual è il proprio scopo, il proprio posto. Ci si mostra pienamente consapevoli dei propri punti di forza e dei propri limiti, soprattutto dei propri limiti, delle loro interazioni con i limiti degli altri, e per questo si riesce infine a vincere, si vince nettamente, senza troppe lacrime, come se quel conoscersi all’origine di tutto fosse la cosa più scontata del mondo e non invece l’aspirazione più intima di ogni sportivo, o se per questo di ogni essere umano.

 

Testo: Leonardo Piccione
Foto in copertina: Trek-Segafredo

 

 

 

 

 

 

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