[TdF2021] Le facce degli altri

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Dal momento che concentrandosi sul suo volto liscio, disteso, ermetico allo stress e alla fatica si rischierebbe di attribuire un certo qual connotato di ordinarietà alle sue prestazioni, a certi numeri che compie come fossero la cosa più normale al mondo, per comprendere un po’ meglio la portata della cronometro odierna di Tadej Pogačar può avere senso dedicarsi per qualche istante a un’altra faccia: quella di Stefan Küng, a lungo detentore del miglior tempo, mentre realizza di essere stato battuto nella sua specialità dal nemmeno ventitrenne sloveno. 

La mano sinistra sul mento, l’indice a coprire il labbro superiore, Küng è pensoso. A differenza di Dumoulin e Van Aert dieci mesi fa in cima alla Planche des Belles Filles, allorché la prospettiva dell’imponderabile imminente débâcle del proprio capitano per mano del suo più giovane connazionale fece calare sulle loro facce qualcosa di molto vicino al terrore, l’umore dello svizzero appare meno grave, meno sorpreso, vorremo dire rassegnato.

Ma mentre Pogačar taglia la linea del traguardo, facendo segnare il nuovo e definitivo miglior tempo, Küng abbassa gli occhi. Si passa la mano sul braccio destro, come a voler riporre in una tasca invisibile i suoi sogni di gloria, poi fa un respiro profondo e un’alzata di spalle e si prepara ad andar via.

Il campione svizzero e europeo a cronometro è stato battuto da un uomo di classifica che in teoria non sarebbe un cronoman e che pure oggi è diventato il primo dai tempi di Indurain in grado di vincere la cronometro conclusiva di un Tour de France e quella iniziale dell’edizione successiva.

Ma mettiamo da parte il paragone con Indurain, peraltro assai mal posto, e torniamo per un’ultima volta a Küng, il quale nel post-tappa ha dato forma verbale alla frustrazione sottesa alla gestualità di cui sopra. «Questo mio secondo posto se lo saranno dimenticati tutti già domani, o forse stasera», ha dichiarato sconsolato. «Volevo vincere, mi sarebbe piaciuto molto avere domani un piccolo numero 1 sulla maglia… Ho fatto quel che potevo. C’è ancora una cronometro a fine Tour, speriamo che nel frattempo Pogačar si stanchi un po’». 

Buona fortuna, Stefan. Buona fortuna a te e a ciascuno dei contendenti che sperano di vincere il Tour confidando in un calo di condizione di un fuoriclasse il cui novero di meraviglie non difetta certo di tenuta sul lungo periodo: tutt’altro.

 

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