[TdF2021] Prova a prenderli

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Quando il peloton è transitato per Montrichard, a 110 chilometri dall’arrivo della sesta tappa, davanti a tutti, a tenere la fuga a portata di ricongiungimento, c’era Tim Declercq. La notizia di per sé conterrebbe poco o nulla di rivelatorio: Declercq era davanti a tutti anche nell’attraversamento di Noizay, di Amboise, di Thésée e di altre località che per brevità qui tralasciamo (nei pressi dello Zoo Parc di Beauval hanno fatto capolino in testa un paio di uomini della Alpecin, poi però il loro turno è finito ed è toccato di nuovo a Declercq), tuttavia, quando si tratta di inseguimenti, quel Montrichard non è affatto un luogo come gli altri.

Montrichard è la cittadina in cui, dopo una lunga serie di tentativi vanificati, l’agente dell’FBI Carl Hanratty riesce finalmente ad arrestare Frank Abagnale Jr., geniale truffatore e fuggitivo incallito. Stiamo parlando, si sarà capito, di Tom Hanks e Leonardo Di Caprio nel film di Spielberg che ha per titolo un perfetto grido di battaglia per un attaccante in una gara di ciclismo: Prova a prendermi. Certo sull’opportunità di prodursi in tale grido sapendo che sulle proprie tracce si metterà l’agente Declercq si dovrebbe ragionare molto bene, ponderare la scelta ben più di una volta: perché Tim Declercq non prova a prenderti; Tim Declercq ti prende.

L’anno scorso, al Tour, portò a spasso il gruppo per il 10% del tempo totale di gara. Nella prima settimana di questa edizione, vista l’abbondanza di tappe pianeggianti, la percentuale è di sicuro più alta, al punto che guardare il Tour de France in questi primi giorni è equivalso per lunghi tratti a guardare Declercq.

La faccia di Declercq: i tratti ruvidi, la barba di qualche giorno, l’espressione vagamente minacciosa che lui assicura non essere minacciosa ma semplicemente concentrata, la stessa, per intenderci, che fa a casa quando gioca a Age of Empires.

Le spalle di Declercq: larghe, squadrate, piattaforma di lancio di una portaerei o pedana di un montacarichi industriale.

Le mani di Declercq, attrezzi da lavoro sproporzionati rispetto al lavoro in questione, come spostare un tavolino con una gru, o praticare un foro in una parete con un martello pneumatico. Come arare il giardinetto di casa con un trattore: ecco l’immagine che cercavamo, non foss’altro perché trattore – El Tractor per la precisione, gliel’hanno affibbiato alla Vuelta a San Juan nel 2017 – è il soprannome ufficiale di Declercq, il modo con cui egli stesso si presenta sul suo sito ufficiale.

 

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