[TdF2021] Una sintesi di tutto quanto

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

In cima al Col de la Colombière i tifosi battono le mani sui cartelloni pubblicitari, colpi ritmati che il cartonato dello sponsor della maglia a pois amplifica a dismisura, coprendo del tutto le voci che intanto, nella radiolina, informano Dylan Teuns del suo vantaggio residuo. Dopo avergli recuperato oltre tre minuti nel volgere di quindici chilometri, Pogačar è ormai ad appena 12 secondi da lui, ultimo superstite della fuga, unico puntino ancora non inghiottito dal famelico Pac-Mac sloveno.

Maglia rossa con inserti neri, Teuns è la ciliegia che assegnerebbe a Pogačar un punteggio extra – la vittoria di tappa – in un livello che per il resto ha stradominato, e che sta per portare a termine con il massimo dei punti conquistabili.

Ma questo Teuns non lo sa: c’è troppa confusione; gli aggiornamenti dell’ammiraglia della Bahrain si perdono nel frastuono del pubblico. Ignaro, supera lo striscione dell’ultimo gran premio della montagna di giornata e si getta a scavezzacollo nella nebbia che avvolge l’Alta Savoia.

Dopo l’arrivo, commosso da un’altra vittoria di questo Tour de France dedicate a un nonno, dirà che il fatto di non sapere di avere il fiato di Pogačar sul collo nel momento decisivo della corsa è stato per lui una benedizione. La consapevolezza della prossimità del padrone del Tour avrebbe potuto destabilizzarlo, indurlo in errore, costringerlo a trasformarsi – come tutti gli altri suoi compagni di fuga, come noi davanti alla tv – in semplice spettatore di una delle dimostrazioni di forza più disarmanti del ciclismo contemporaneo.

Dylan Teuns oggi non ha solo vinto una tappa alpina al Tour de France: è stato il solo capace di non farsi raggiungere e superare a doppia velocità da un ragazzo del 1998 che dopo una settimana di corsa ha letteralmente annichilito la concorrenza, chiuso tutte le pratiche che si potevano chiudere (clamorosi imprevisti a parte) e spostato ancora più in alto la già elevatissima asticella dello sbalordimento generale che è in grado di produrre in sella a una bicicletta.

 

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