Quando grandina sulla corsa

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    Scalatore da bancone, pistard da divano. Ama il rumore, i bratwurst, dormire e leggere seduto sul water. Ha visto il volto di Dio in tre occasioni: una volta era Joey Baron, le altre due Laurent Jalabert.

Quando grandina sulla corsa, i ciclisti si affrettano alle ammiraglie per raccogliere mantelline e protezioni.
Quando grandina sulla corsa i primi sono sempre già arrivati, ché la grandine mica è democratica, come tutte le catastrofi si accanisce sugli ultimi.
Quando grandina sulla corsa, i gregari stringono i denti un po' di più e cercano di giungere il prima possibile al traguardo, attaccandosi al mal di gambe per non sentire il dolore della gragnuòla sulla schiena.
Quando grandina sulla corsa si mette il piede a terra, non tanto per stanchezza quanto per mantenere l'equilibrio su una strada che in pochi istanti diventa una perlinatura di ghiaccio.
Quando grandina sulla corsa grandina anche sugli spettatori, che corrono dove capita, vicino a quelli previdenti che hanno portato l'ombrello, sotto agli alberi, alle pensiline o ai balconi. Quando grandina sulla corsa si trasforma ogni gadget, borsa, rivista, striscione o bandiera in una tettoia, nella speranza che regga, nella certezza che tanto non reggerà.

Quando grandina sulla corsa quelli rimasti lì sotto la grandine sono tutti uguali, gregari o ritardatari, integri o fratturati, fotografi o massaggiatori, ciclisti o spettatori, tutti uniti dalla mitragliata sulla testa e sulla schiena. Ieri ha grandinato sul Col de Porte, all'arrivo della seconda tappa del Criterium del Delfinato. Ha preso a grandinare quando Primož Roglic era arrivato (primo) da un quarto d'ora e la tv aveva già spento le telecamere. Al suo compagno Tony Martin ne restava ancora un po' da pedalare nel temporale, tanto che si era fermato al coperto, protetto da un tifoso con il suo "drijftenue", il materassino gonfiabile a forma di kit della Jumbo che si rivela utile in ogni condizione meteorologica. Eppure l'ormai abituale vocazione ruolo di gregario ha spinto il tedesco a sfidare nuovamente la grandine. Spaventato dal finimondo che scendeva dal cielo e intirizzito dal freddo, un ragazzino in maglia Jumbo era rimasto bloccato a bordo strada, incapace di risalire il pendio scivoloso che lo avrebbe portato all'albero sotto cui proteggersi. Martin ha appoggiato la bici e lo ha spinto a braccia sino al rifugio, quindi lo ha raggiunto e si è seduto al suo fianco a confortarlo.

Al traguardo, Tony Martin è arrivato penultimo, 33 minuti e 45 secondi dopo il suo capitano, fuori tempo massimo ma ripescato per via delle condizioni eccezionali. Quando grandina sulla corsa, succedono anche cose così.

 

 

 

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