[Sanremo 2025] Due bocconi di storia

Sono 118 anni che, in un imprecisato giorno attorno al principio della primavera, gli esseri umani si sfidano in bicicletta lungo la riviera ligure. La strada, e con lei la corsa, corre per chilometri lunga e parallela rispetto al mare. I gabbiani no: inquadrati dall'elicottero della tivù, i gabbiani sembrano volare sempre di traverso rispetto alla Milano-Sanremo. Rientrano verso l'entroterra per poi gettarsi dritti verso il mare, dove le loro prede affiorano appena sotto il barbaglio dell'acqua.
I gabbiani volano di traverso rispetto alla Milano-Sanremo, ma non ci sarebbe da stupirsi se oggi qualche studioso di ornitologia avesse registrato un'anomala staticità dei pennuti sopra le strade della Riviera di Ponente, come se avessero deciso di snobbare per qualche ora crostacei, pesciolini e avanzi galleggianti per concentrarsi su quanto di inaudito accadeva qualche decina di metri sotto i loro becchi.
Due appetitosi bocconi di storia: prima un magnifico ritorno, ché la primavera è primavera per uomini e donne, e tutti e tutte hanno il diritto di sentirsi «amazing» come Lorena Wiebes al traguardo, prima vincitrice della "nuova" Sanremo Donne davanti a Marianne Vos; poi un finale della gara maschile incendiario che su queste stesse strade non si vedeva da un paio di decenni o forse di più, da quando gli assalti dei pirati nel XVI secolo spinsero gli umani a costruire villaggi e fortezze più in alto, lontano dal mare, dando vita a quel bizzarro paradosso toponomastico secondo cui oggi sul mare ci sono paesi chiamati Piani, mentre salendo, lontano dalla battigia, ce ne sono altri chiamati Costa.
È stato arrampicandosi verso Costarainera, che per tutto il ciclismo è soltanto Cipressa, che l'iridato Pogačar ha fatto saltare il tappo della corsa. Nelle edizioni precedenti si era attenuto al tradizionale copione dell’attacco sul Poggio, ma l'esperienza insegna a cambiare e a reinventarsi, se la preda continua a sfuggire. E così, ben prima del previsto, dopo appena un paio di sgasate preparatorie di Wellens e Narváez, la Milano-Sanremo è diventata un affare a tre. Un rosario di attacchi di Pogačar, di risposte di Van der Poel, di difese di Filippo Ganna; un concorso di gambe e teste, occhi e denti.
La Milano-Sanremo è diventata il campione del mondo che sgretolava ogni record di ascesa sulla Cipressa; Ganna che si staccava a ogni allungo di un po’ ma mai di troppo, che si batteva con la lingua di fuori, che rientrava alla terzultima curva e si faceva voler bene almeno quanto tutte le volte che ha portato a casa una qualche medaglia; Van der Poel che tentava addirittura l’affronto del contrattacco in cima al Poggio.
Ed era lui, l'unico dei tre che la Sanremo l’aveva già vinta, a gestire e tramare, a dare sfoggio nel finale della dote che tanto bene ha saputo apprendere negli anni, quella di montare trappole anziché cascarci dentro. Era magistrale Van der Poel nel farsi portare sul rettilineo d’arrivo nella posizione che sognava, alla velocità che sognava, si prendeva addirittura il lusso di allungare la volata per sorprendere i rivali e un po' anche gli spettatori estasiati. Partiva non appena adocchiato il cartello dei trecento metri all’arrivo, senza lasciare la più piccola impressione di poter essere ripreso.
Se Pogačar avesse fatto uno scatto in meno sul Poggio, mentre s’incaponiva nel tentativo di staccare Van der Poel e non far rientrare Ganna, avrebbe avuto la forza di contrastare il rivale in volata? E se sul rettilineo finale Ganna anziché voltarsi compulsivamente a tener d’occhio Pogačar alle sue spalle avesse seguito Van der Poel nel suo allargarsi sulla sinistra della carreggiata che preludeva all’ultima sparata?
«Non c’era null’altro che potessi fare», dice Pogačar dopo l'arrivo rabberciando il pezzo più raro del suo campionario di sorrisi, quello con cui prova (invano) a dissimulare la sua collera sportiva, il desiderio di vendetta che istantaneamente prende a covare dentro di sé ogni volta che qualcuno osa mettere la propria bici davanti alla sua al termine di una sfida al gioco in cui è notoriamente il più bravo di tutti.
Pogačar esibisce il ghigno della sconfitta e a noi il fatto che oggi abbia perso sembra impossibile persino più che a lui. È il più forte di questa e di molte generazioni di ciclisti, sia passate che future; si trova all’apice del suo fulgore atletico; è il campione del mondo in carica; ha interpretato la sua quinta Milano-Sanremo in modo esaltante, sorprendente, inappuntabile, gettando nel ricco piatto della riviera il consueto malloppone di fiches con cui si siede al tavolo di ogni gara.
«All-in!» ha esclamato sulla Cipressa (sulla Cipressa, dove la Milano-Sanremo era stata decisa l’ultima volta due anni prima che lui nascesse!), persuaso che la coppia d’assi che si ritrovava anche oggi al posto delle gambe bastasse a sbancare finalmente il Casinò: eppure è stato battuto.
Non uno, ma due ciclisti hanno tagliato il traguardo prima di lui. Potrebbe bastare questo – la sconfitta di uno dei mostri più sacri della storia del ciclismo in uno dei punti più alti della sua carriera in una corsa che non fa segreto di bramare più di molte altre – a restituire l’enormità dello spettacolo che ci è stato oggi offerto dalla Classicissima e dai suoi interpreti.
Ma non basta: il battito che percepiamo ancora accelerato nel petto, l’esubero di adrenalina che abbiamo in circolo ore dopo la fine della corsa, lo sbrilluccichio che non riusciamo a toglierci dagli occhi, tutto questo corrobora l’ipotesi che la Milano-Sanremo 2025 sia andata ben al di là dello scacco matto al favorito, e abbia anzi trasceso le beghe spicciole della vittoria e della sconfitta per farsi racconto leggendario, novella universale, generando una delle mezz’ore di ciclismo più fantasmagoriche cui ci sia stato dato di godere.
In questa giornata di primavere multiple si è compiuto un miracolo che travalica gli ordini d'arrivo. E il merito di questo prodigio, come sempre nelle giornate di sport indimenticabili, è da attribuirsi egualmente a vincitori e vinti: a Lotte Kopecky meravigliosa gregaria, a Marianne Vos immortale seconda, a Lorena Wiebes inarrestabile prima. E poi a Tadej Pogačar monumentale sconfitto, a Filippo Ganna adorabile testone, a Mathieu van der Poel debordante attaccabrighe.
Sopra via Roma volteggiano ancora i gabbiani, puntano il mare come sempre trasversali alla strada. Al volgere della sera la loro espressione sembra meno accigliata del solito: sembrano quasi ridere, satolli.
Testo: Filippo Cauz / Leonardo Piccione
Foto: Tornanti.cc